United World Project

Workshop

Sharing with Africa: il report

 
2 Agosto 2014   |   , ,
 

DOCUMENTO FINALE del Cantiere internazionale dei Giovani per un mondo unito

Quale contributo dai giovani dell’Africa alla cultura della fraternità universale?

Ubuntu, ovvero: io sono perché noi siamo e, perché noi siamo, io sono. E’ questa lamatrice che fa da sfondo a tante culture africane ed è stato anche il tema scelto per “Sharing with Africa”, un appuntamento che ha visto confluire nella Repubblica del Kenya 130 giovani circa, provenienti dall’Africa e dal resto del mondo (di 29 nazioni) tra la fine di aprile e l’inizio di maggio 2014. Una proposta preparata insieme da mesi, per vivere e costruire una esperienza di autentica fraternità tra popoli.

Fin dalle prime sessioni del Cantiere, una nuova comprensione dell’idea di reciprocità ci ha guidato a metterein dialogo la cultura di ciascuno con il cuore dell’Ubuntu, per farci – tutti – più ricchi dei suoi valori e poterli portare con noi nei nostri ambienti e in tutto il mondo. E’ stata una bella sfida: abbiamo riscoperto anzitutto che cosa significa costruire l’unità rispettando le differenze tra di noi e tra i nostri popoli.

La storia di una cultura solitamente è costellata dai nomi dei padri fondatori. Platone ed Aristotele, per esempio, sono i padri del pensiero occidentale. Nelle culture africane, invece, non vediamo brillare i nomi di singoli personaggi; è la comunità la culla di ogni innovazione, la casa di ogni tradizione. Il pensiero e le varie concezioni culturali, fin dalle origini, nascono dalla vita delle comunità.

“UMUNTU NGUMUNTU NGABANTU” recita il proverbio africano: “Io sono perché noi siamo e, dal momento che noi siamo, allora io sono”, e ancora: “Sono ciò che sono in ragione di ciò che noi tutti siamo”! Questo è il sigillo della coscienza collettiva africana, principio su cui si radicano i valori dell’etica e della socialità.

L’Ubuntu si traduce in una serie di espressioni e di pratiche antiche come le stesse società africane, che ciascuno apprende dalla sua comunità, custoditi e trasmessi oralmente e socialmente da una generazione all’altra in vista del comune benessere. I lavori del Cantiere ci hanno permesso di andare alla loro scoperta, e ne siamo rimasti conquistati.

In un contesto di perdurante crisi economica e sociale planetaria, dove un acuto individualismo lacera ogni relazione e un capitalismo sregolato semina morte, i popoli africani sono e indicano un’alternativa. Lo sterile narcisismo di tante società del Nord del pianeta è battuto dal coraggio, dalla creatività e dalla gioia che caratterizza questo continente ricco di risorse di partecipazione, di solidarietà, di apertura alla spiritualità, anche quando è povero di beni economici. Le false promesse di felicità, di cui la società del benessere materiale nutre programmaticamente i suoi adepti, vengono smentite: l’essenza della realizzazione umana sta nei rapporti interpersonali e nella condivisione di ciò che si è e di ciò che si ha.

Comunità, ospitalità, condivisione, perdono: questi, alcuni pilastri che sostengono la vita dei villaggi in Africa dove ognuno è, per l’altro, fratello, padre, madre, figlio; pilastri che ne sono l’anima e che abbiamo potuto sperimentare durante il workshop, nei racconti di fraternità che i giovani africani ci hanno trasmesso, tra gesti della quotidianità e scelte di eroismo. Come nel caso dei Giovani per un mondo unito della Tanzania che, da quattro anni, soli tra i donatori e sotto lo sguardo stupito dei medici, donano il sangue in condizioni di grande rischio personale: un atto che trasmette e rinnova concretamente il dono della vita.

L’esperienza del Cantiere ci ha convinto che la ricerca del bene comune non è un sogno del passato, ma è anche oggi, per tutti, l’orizzonte quotidiano di una vita felice, che avvicina la comunione tra i nostri popoli e le nostre culture. Ciò ci chiede di continuare a lavorare a fondo per superare le condizioni di ingiustizia, di disuguaglianza e di oppressione, per riconoscere i diritti umani, individuali e sociali, l’emancipazione economico-sociale, le libertà politiche dei popoli del continente africano.

La visione dell’Ubuntu può diventare un punto di riferimento comune per tessere rapporti sia localmente che su livelli più ampi. Per questo, è necessario che l’Ubuntu dialoghi fruttuosamente anche con le diverse culture fiorite in altre regioni del mondo, che concorrono a evidenziare prospettive complementari, per arricchire l’unità della famiglia umana custodendo le differenze, puntando a ciò che ci unisce e non a ciò che ci divide.

In questo modo, il cammino verso la fraternità universale potrà diventare sempre più condivisibile e condiviso, e questo ha voluto significare anche l’albero della fraternità che è stato piantato al termine di questi giorni di unità. E allora, avanti insieme “sharing with Africa”!

Decalogo

Versione in lingua inglese

1. See each human being as your brother or sister, and build relationships that aim at reciprocal responsibility.

2. Take initiative in building bridges, including everyone.

3. Share unconditionally: goods, joys, sufferings and experiences. Utilize all appropriate means of communication to share our ideals and convictions, that a united world is possible.

4. Value your own culture and talents and be willing to share them to build brotherhood with all.

5. Be open and accept the treasures that each person and culture can offer.

6. Give time to create and develop relationships.

7. Welcome one another.

8. Seek reconciliation and unity through dialogue, mutual understanding and searching for wisdom within and between our communities.

9. Strive to go beyond your individual concerns and build real communities open to all.

10. Highlight and celebrate our progress towards fraternity and a united world.

Video sintesi di Sharing with Africa: clicca qui


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