United World Project

Workshop

Trovare un terreno comune

 
4 Giugno 2021   |   Stati Uniti, Dialogo, Braver Angels
 
di Susanne Janssen

I Braver Angels rimettono al centro la discussione politica.

Su Zoom si presentano circa quaranta partecipanti, e su ogni riquadro figura non solo un nome, ma anche un’iniziale, a indicare l’appartenenza politica: B sta per blu (democratico), R per rosso (repubblicano).

Un riquadro ha due nomi, uno con la B, l’altro con la R. “Aiutateci a salvare il nostro matrimonio”, scherza la coppia.

Cos’ha riunito tutti noi, perfetti sconosciuti, questo lunedì sera? Una speranza: quella di imparare a dialogare ed entrare in connessione con chi ha opinioni diverse, per essere in grado di lavorare insieme in un clima altamente polarizzato. L’organizzazione che offre questi workshop è “Braver Angels” (Spiriti più Coraggiosi), e gli incontri fanno di solito il tutto esaurito di iscrizioni in pochi minuti.

Il moderatore, Jeff, “moderatamente rosso”, e la moglie, “moderatamente blu”, sono esperti navigati nella gestione delle discussioni difficili in famiglia. Jeff ci presenta l’obiettivo dello Zoom: “scoprire il pensiero, le emozioni e le esperienze dell’altro da una prospettiva politica diversa”.

A loro volta, i partecipanti imparano a comunicare il proprio pensiero, le proprie emozioni e le proprie esperienze senza offendere gli altri. E, nel migliore dei casi, si trova un terreno comune.

“Questa sera”, spiega Jeff, “non parleremo con una persona del colore politico opposto. Siamo principianti, perciò faremo un gioco di ruolo con qualcuno che ha convinzioni simili alle nostre”.

La mia interlocutrice è Sarah, di Seattle. Ci presentiamo e ci raccontiamo cosa ha influenzato le nostre scelte politiche.

Impariamo che “rispetto, curiosità e apertura” sono gli elementi chiave. Ci ascoltiamo con attenzione e riformuliamo le domande l’una dell’altra per assicurarci di aver capito bene. Nella seconda parte, ci esercitiamo a esporre ciascuna il proprio punto di vista in modo non offensivo, evitando affermazioni “di pancia” o categoriche.

Nel recitare la parte di un membro del partito opposto, ognuna di noi si diverte a inserire nella conversazione tutti gli slogan che ci infastidiscono, mentre l’altra riporta con coraggio il dibattito verso il lontano terreno comune.

È stata solo una simulazione di un paio d’ore su Zoom, ma vedendo il numero dei partecipanti mi sono resa conto di quanta gente sia insoddisfatta dall’attuale clima di divisione politica. Non c’era forse un’epoca in cui riuscivamo a imparare gli uni dagli altri? In cui sceglievamo amici che completassero la nostra visione del mondo, e non che fossero semplicemente d’accordo con noi?

La nascita dell’organizzazione

Braver Angels nasce in occasione delle elezioni presidenziali del 2016, ma l’idea risale a prima ancora della controversa campagna elettorale. David Lapp, uno dei cofondatori, ce ne illustra la motivazione:

“Noi di Braver Angels distinguiamo fra il forte disaccordo su determinate questioni, che è una caratteristica normale e positiva di una democrazia in buona salute, e l’odio reciproco fra concittadini, una mancanza di fiducia talmente forte che spinge a rifiutare perfino di entrare in relazione con l’altro”.

I Braver Angels vogliono combattere questa tendenza, che può essere fatta risalire agli anni ’80 del secolo scorso. “Negli anni ’60 c’era una certa probabilità di sentir dire alle persone che erano contrarie al matrimonio fra persone con un colore di pelle diverso”, spiega Lapp. “Ma si accettava che un figlio sposasse una persona del partito opposto. Oggi è il contrario. I sondaggi mostrano che, in generale, la gente non ha problemi all’idea di sposare qualcuno di un’altra etnia, ma l’idea che i propri figli sposino sostenitori del partito avversario mette a disagio.”

David Lapp e i suoi amici, David Blankenhorn e Bill Doherty, si sono allora trovati insieme per chiedersi: “Come possiamo far fronte a questa tendenza? Esiste un modo per appianare le divergenze? Si possono far entrare in relazione persone di partiti avversari?” Il loro primo workshop, nel dicembre del 2016, tre settimane dopo le elezioni, fu un semplice esperimento.

A South Lebanon, Ohio, i cofondatori riunirono dieci elettori di Donald Trump e dieci persone che avevano votato per Hillary Clinton. “C’erano persone di estrazioni diverse” ricorda Lapp, “l’operaio era seduto accanto al dottore, l’insegnante accanto al venditore di armi”. Fu un weekend importante. “All’inizio le persone erano apprensive, spaventate, ma alla fine tutti hanno avvertito un grande senso di solidarietà”.

Lapp ripensa alle parole di Papa Francesco sulla fraternità: “Abbiamo sentito la fraternità fra noi, ed è stata una sensazione incredibile”. Così, hanno deciso di proporre altri workshop, e la realtà di Braver Angels è cresciuta in fretta: oggi, l’organizzazione conta circa 17.000 membri nei 50 stati e più di 75 sedi locali, ognuna guidata da un moderatore “rosso” e da uno “blu”.

Esercizi umanizzanti

Oltre ai workshop di ascolto, Lapp e i suoi colleghi non evitano di affrontare argomenti spinosi. Di recente hanno organizzato un dibattito online dal titolo “Frode elettorale: uno dei problemi più gravi negli Stati Uniti?”. Hanno preso la parola quattro persone che la ritengono un serio problema, poi quattro persone con un’opinione opposta, e infine il pubblico ha potuto rivolgere le proprie domande. “È stato un dibattito ben riuscito e coraggioso”.

I workshop sono per la maggior parte tenuti da volontari, il che dimostra che tanta gente vuole adoperarsi per aiutare il paese a trovare modi per comunicare e recuperare la fiducia reciproca.

Un presupposto fondamentale è “non pensare di poter cambiare l’altro”. Le opinioni politiche sono legate ai nostri valori più profondi e sono cariche di emozioni, perciò è necessario rifiutare di demonizzare l’altra parte e cercare invece un terreno comune.

È poi cruciale ricordare che nel campo opposto del dibattito c’è sempre una persona umana: “Odiare qualcuno che conosciamo è più difficile”. Una delle domande di un workshop, spiega Lapp, chiede a chi si definisce conservatore convinto o progressista convinto “perché credi che lo schieramento politico per cui propendi faccia del bene al paese? Puoi esprimere le riserve e i dubbi che nutri nei confronti del tuo partito e dei suoi leader?”. In questo modo, i partecipanti scoprono che la persona che hanno di fronte ha buon senso e non è completamente di parte.

Attraverso i suoi incontri e workshop online, Braver Angels mira a fare da contraltare ai media più polarizzati, che, pur non essendo la causa diretta della radicalizzazione, sono colpevoli di alzare spesso i toni.

“Spesso sentiamo dire ai conservatori che il loro messaggio è completamente frainteso dai principali canali di informazione e dai giornali che considerano progressisti. D’altra parte, i progressisti si dicono profondamente preoccupati dalle posizioni di media conservatori come Fox News e Newsmax. Sta a noi, però, scegliere se sintonizzarci su canali che promuovono la polarizzazione presentando l’altra parte senza alcuna empatia e senza spiegarne la complessità, o se ascoltare chi presenta entrambi i punti di vista in modo più articolato”.

Lapp fa un esempio personale: “Politicamente tendo a essere conservatore, perciò sono abbonato alla National Review, che è una rivista perlopiù conservatrice, e a Mother Jones, un periodico progressista, perché mi interessa capire le loro argomentazioni”.

Verso un’unione più perfetta

I partecipanti al progetto vengono chiamati Braver Angels con riferimento ad Abraham Lincoln, il quale chiese agli americani di fare appello agli “spiriti migliori” (“better angels”) della propria natura, ma anche di cercare il coraggio per formare un’unione più perfetta, “con malanimo verso nessuno, con carità verso tutti”.

Molti dei Braver Angels sostengono il passaggio a un sistema di tipo proporzionale al posto di quello attuale in cui il candidato vincente “prende tutto”. Ciò darebbe a candidati indipendenti di stampo moderato la possibilità di conquistare un maggior numero di seggi.

Lapp è particolarmente contrario a ciò che chiama “polarizzazione negativa”, cioè quel modo di pensare secondo cui “se vince il partito democratico/repubblicano, per il paese è la fine”.

“Bisognerebbe invece poter dire: ‘ecco un partito politico che mi rispecchia davvero, magari non sarò d’accordo su tutto, ma rappresenta ciò in cui credo, perciò ne difendo i valori’. In questo senso, credo sarebbe una svolta permettere ai partiti ‘terzi’ di affermarsi in questo paese”.

Nel frattempo, spera che democratici e repubblicani ricomincino a lavorare insieme per il bene del paese.

L’organizzazione ottiene buoni risultati anche sui temi più difficili. Nell’Oregon, un gruppo ci ha chiesto un workshop sul tema dell’aborto, che ha riunito sette esponenti politici contrari e sette favorevoli. “Nel corso dell’incontro, sono riusciti a trovare quattordici punti su cui tutti erano in perfetto accordo. Perfino su un tema molto controverso come l’aborto, le persone sono riuscite a lavorare insieme per il bene comune, e, per inciso, la maggioranza della gente non ha opinioni tanto estreme quanto quelle dei portavoce ‘ufficiali’ dei partiti”.

Una terza via?

Se l’opinione di molti è che i partecipanti ai workshop siano perlopiù moderati, o che l’organizzazione si tenga alla larga dalla polemica, i Braver Angels lavorano per smentire tale idea, opponendosi anche a ogni forma di “cancel culture” (l’ostracismo di oggi).

“Noi la vediamo così: se una questione suscita interesse, dobbiamo poterla affrontare in buona fede, se non altro per costruire quel legame sociale che ci permette di conoscerci meglio l’un l’altro, di riconoscerci come esseri umani con pari dignità, di smettere di nutrire disprezzo verso i nostri concittadini. È utile al legame sociale”, spiega Lapp. “Quando una persona si sente zittita, tende ad assumere una posizione ancora più estrema e a demonizzare ancora di più l’altra parte”.

Prendere sul serio il punto di vista dell’altro non è facile quando un argomento tocca corde sensibili. Durante la nostra esercitazione, Sarah è già riuscita a provocarmi con le sue argomentazioni sul controllo delle armi. Come reagisco? Dico la mia con calma, attingendo dalla mia esperienza, racconto come io sia arrivata a formare un’opinione e le chiedo come abbia formato la sua. La discussione finisce bene. Avrò imparato abbastanza da poter affrontare la prossima conversazione difficile nella vita reale? Spero di sì.

Parlare con qualcuno di persona è molto più facile che incontrarsi virtualmente. Eppure, con l’inizio della pandemia, anche i Braver Angels, come tutti, si sono trasferiti online. “Prima della pandemia, organizzavamo tutto in presenza”, racconta Lapp. “E succede qualcosa di magico quando ci incontriamo di persona. All’inizio del 2020, comunque, avevamo stabilito che una delle priorità dell’organizzazione sarebbe stata quella di offrire i nostri workshop online. Poi è arrivata la pandemia e ha accelerato il processo, ovviamente, perciò oggi siamo in grado di raggiungere molte più persone”.

Sebbene gli incontri online non possano sostituire quelli in presenza, Lapp ha capito che possono allargare gli orizzonti delle persone. “Un conservatore dell’Iowa, ad esempio, può collegarsi con un progressista di Berkeley, in California, che magari si è chiesto ‘dove posso trovare un conservatore con cui parlare?’. Il conservatore dell’Iowa semplicemente si presenta su Zoom e dice: ‘eccomi, mi farebbe piacere fare due chiacchiere’. Questo ha permesso a persone di stati diversi di incontrarsi”.

Il lavoro di Lapp con i Braver Angels lo porta a credere che si possa andare oltre la polarizzazione. “Non dico affatto che sia scontato riuscirci. È perfettamente possibile che nel nostro paese si continui sulla strada che porta a estremizzare i pregiudizi sull’altro fino a sfociare nella violenza. Se non facciamo nulla, questo è ciò che accadrà”.

“Quello che fa sperare è che ci sono tante persone nel nostro paese, conservatori, centristi e progressisti con convinzioni forti, che credono che si debba trovare un modo migliore di esprimere le convinzioni forti, anziché alimentare la polarizzazione. Ciò che mi dà fiducia è il fatto che quando metti insieme le persone, queste si interessano le une alle altre, e desiderano andare oltre la divisione.”

Per Lapp è anche una vocazione personale. “Voglio spendere la mia vita per contribuire a costruire negli Stati Uniti d’America quella che Papa Francesco chiama ‘cultura dell’incontro’, moderando riunioni nelle quali le argomentazioni valide di ciascuna parte, come dice il Papa, vengono riconosciute come utili e riescono a produrre una sintesi, un terzo luogo che non immaginavamo prima, in politica e perfino nella Chiesa.

E lo Spirito Santo aiuta a dar vita a questo terzo luogo che ci sorprende e ci aiuta ad avanzare, pur mantenendo salda l’integrità delle nostre convinzioni.”

Con l’aiuto di Dio, può diventare realtà.

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