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Lalela: l’arte che costruisce il futuro

 
10 Aprile 2018   |   , ,
 

La scintilla che accende il cambiamento? Per Lalela Project, ONG sudafricana, è l’arte, la creatività.

Nella periferia di Città del Capo, dove i più giovani crescono in ambienti a rischio, sottrarli al circolo vizioso di povertà, mancanza di prospettive e criminalità non è un’impresa da poco. Eppure dal 2010 qualcosa è cambiato: quell’anno, per la prima volta, un corso d’arte ha aperto le porte ai ragazzi di questi quartieri, dimostrando nel tempo che lo spirito imprenditoriale e la capacità di riscatto dipendono in gran parte dal saper mettere in moto l’immaginazione, fin da piccoli. Sotto lo sguardo profetico di chi sa vedere risorse dove altri vedono problemi.

“Il percorso scolastico, in Sudafrica, si concentra molto sulla matematica, sull’alfabetizzazione e sulla letteratura. Di conseguenza, lo sviluppo creativo dei ragazzi passa in secondo piano” – mi spiega Firdous Hendricks, artista e responsabile della programmazione didattica a Lalela. L’organizzazione, invece, punta a sviluppare negli studenti la capacità di pensare creativamente e generare innovazione, esponendoli all’arte attraverso un percorso settimanale gratuito che possono frequentare dal primo all’ultimo anno di scuola. “Crediamo che stimolare la creatività sia estremamente importante: lo vediamo come una risposta al problema della disoccupazione che affligge il nostro paese, perché l’unico modo che i ragazzi hanno per trovare nuove opportunità è crearsele da sé”.

Un processo, questo, che giova all’intera comunità: ogni studente che costruisce il proprio avvenire come imprenditore genera lavoro e benessere non solo per sé, ma per tanti. Con una bella voce squillante e un entusiasmo capace di contagiare perfino via Skype, Firdous mi spiega che i benefici dell’arte non si contano, e gli studi lo dimostrano: i ragazzi che intraprendono percorsi artistici hanno il doppio delle probabilità di concludere gli studi e arrivare alla laurea. Perché l’educazione all’arte sviluppa il pensiero critico e l’abilità di risolvere i problemi, ma allena anche la costanza e la forza di volontà.

“Sai, completare un’opera d’arte dall’inizio alla fine richiede molto lavoro. Perciò a forza di perseverare, di iniziare e spingersi a portare a termine ciò che si è cominciato, credo che i ragazzi sviluppino una certa etica del lavoro”, racconta “e poi, ci vuole coraggio per assumersi la responsabilità di ciò che si crea, per esporre il proprio punto di vista sulle cose: abituarsi a farlo li rafforza come persone”.

Così, i giovani di Lalela finiscono davvero per fare la differenza nelle loro comunità. Incoraggiati dal progetto che li spinge anche ad abbellire i luoghi pubblici con la loro arte, gli studenti imparano ad appropriarsi degli spazi e a sentire la loro responsabilità nei confronti della comunità, e con il tempo iniziano ad impegnarsi in prima persona come cittadini attivi. Molti di loro emergono come veri e propri punti di riferimento nelle realtà in cui vivono.

“Per noi è qualcosa di grande: ci siamo dati come missione quella di coltivare leader, persone che diventino modelli da seguire. Nelle comunità in cui lavoriamo, le persone che vengono prese a modello sono spesso gangster, e vogliamo che questo cambi. Vogliamo che i giovani seguano l’esempio di chi si adopera per il bene, per lo sviluppo della comunità”, prosegue Firdous.

Nell’ascoltarla, cresce in me la meraviglia di fronte alla portata innovatrice di questo progetto, che si aggiunge alla meraviglia che provo nel contemplare la bellezza dei colori e delle composizioni a cui danno vita i giovani studenti, ben visibili sul sito internet. La maggior parte di loro, mi spiega Firdous, all’inizio non crede neanche di essere capace di fare un tratto su un foglio, e la sorpresa è grande nel rendersi conto di ciò che invece può riuscire a creare. Posso solo immaginare il significato straordinario che una tale scoperta può avere per le loro vite, per la loro fiducia in se stessi.

Tra i molteplici percorsi proposti da Lalela, quello che mi ha subito affascinato di più ha il nome magico di “Heart Map” (Mappa del Cuore). Il Sudafrica è una terra in cui persone di diverse etnie vivono fianco a fianco e il razzismo è ancora un problema attuale. La possibilità di una convivenza pacifica è spesso adombrata da ciò che ognuno impara a credere dell’altro. L’idea, allora, è semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo: in classi composte da allievi appartenenti a diverse comunità etniche, a ogni studente se ne affianca uno di un’altra etnia, e i due, insieme, iniziano un percorso di conoscenza reciproca. Alla fine, ciascuno è capace di “mappare il cuore” dell’altro, racchiudendo la sua storia in un’opera d’arte che racconti le sue origini, le sue paure, le sue sfide e le sue aspirazioni. Un dono potentissimo, tanto per chi lo fa, quanto per chi lo riceve. Un percorso che invita ad andare in profondità nella conoscenza dell’altro, di quell’altro di cui spesso si ha solo una percezione superficiale.

Firdous riporta le parole dei suoi studenti: “Queste persone [delle altre comunità] le vediamo ogni giorno, a volte si parla, a volte no. Ma la verità è che non possiamo sapere ciò che stanno vivendo nel profondo fino a quando non ci facciamo domande vere, in una conversazione vera”. I ragazzi non dicono molto, ma la vera conquista è veder cambiare il loro comportamento. Come è successo a Luqmaan e Maihlome di Hout Bay, una zona di Città del Capo in cui due comunità culturalmente diverse vivono in due quartieri confinanti. A metà del corso, i due hanno iniziato a costruire un legame.

“A un certo punto li ho visti seduti insieme, guardavano video e ridevano. Stavano iniziando a passare più tempo insieme anche fuori dalla classe”, racconta Firdous. “Avevano appena concluso la fase dell’intervista, in cui ci si conosce meglio, ed erano diventati amici”. Non è così per tutti, mi spiega, ma tutti gli studenti, alla fine, diventano adulti comprensivi e tolleranti.

Quando le chiedo quali conseguenze crede che il progetto avrà per il futuro di queste comunità, di certo non immagino ciò che sta per dirmi: la fama delle “Mappe del Cuore” è arrivata fino al Ministero dell’Istruzione sudafricano, che introdurrà il percorso in tutte le scuole del paese. Dopo una prima fase pilota che ha dato risultati molto positivi, nell’arco di tre anni il progetto sarà gradualmente esteso su scala nazionale. Anche se il collegamento internet non funziona bene, colgo il tono sorpreso con cui la mia interlocutrice mi racconta tutto questo. Lei ha iniziato mettendo il suo talento a servizio dello sviluppo del suo popolo. Il resto, forse, ha superato le sue stesse aspettative.

“Nelle scuole in cui lavoriamo, vogliamo che gli insegnanti si rendano conto del valore di tutti gli studenti” puntualizza.

È questo che l’arte insegna: chiunque può creare. Non tutti gli studenti di Lalela sono destinati a diventare scienziati, o ad avere ottimi voti, ma ciascuno di loro ha il potenziale per esprimere la propria verità, per diventare ciò che è.

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