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Da una precarietà all’altra

 
26 Novembre 2018   |   Americhe, Migrazioni,
 
Migrants children, who are part of the Central American caravan, vie for candy tossed out to them by a social worker at a shelter in Tijuana, Tuesday, Nov. 20, 2018. U.S. border inspectors are processing only about 100 asylum claims a day at Tijuana’s main crossing to San Diego, and there was already a waiting list of 3,000 when the new migrants arrived, so most will have to wait months to even be considered for asylum. (AP Photo/Ramon Espinosa)

Di Lourdes Hercules.

La grande carovana partita da Honduras, Nicaragua ed El Salvador sta arrivando al confine con gli Stati Uniti. La maggioranza chiede accoglienza ufficialmente. La città di Tijuana si divide in due, tra chi aiuta i migranti e chi li rifiuta

È passato più di un mese da quando il primo gruppo della spontanea carovana migrante ha lasciato le proprie terre in Honduras e ha iniziato il viaggio verso nord. Oggi, a pochi metri dal confine con gli Stati Uniti, il quadro non è più incoraggiante di quando avevano deciso di lasciare tutto alle spalle.

In Honduras, Guatemala ed El Salvador, la violenza, la povertà e la mancanza di opportunità hanno spinto storicamente milioni di persone a migrare verso gli Stati Uniti. La carovana di oltre 7 mila persone quest’anno ha deciso di farlo in modo visibile e massiccio, ma ora è intrappolata nelle stesse condizioni di partenza, se non addirittura peggiori.

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