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Vivere per un mondo unito all’UNESCO

 
1 Dicembre 2017   |   , ,
 

Abbiamo intervistato Chantal Grevin, “ambasciatrice” della ONG New Humanity all’UNESCO, che ci ha raccontato qualcosa della sua vita, del suo lavoro e una nuova proposta per la Settimana Mondo Unito.

«Dalla mia finestra vedo tutto bianco» mi racconta via Skype Chantal Grevin, con il suo bell’accento francese «è arrivata la neve, mista a ghiaccio». Chantal vive con la sua famiglia ad Arny, nella cittadella francese del Movimento dei Focolari, a circa 35 km a sud di Parigi. Tra pochi giorni compirà 69 anni e si prepara a festeggiarli in famiglia, con il marito, i suoi quattro figli e gli otto nipoti.
Chantal è giurista e, per molti anni, ha lavorato in municipio come consulente per i diritti dei cittadini. Dal 2008, è la principale rappresentante di New Humanity, la ONG ispirata ai valori, alla cultura e alla vita del Movimento dei Focolari, presso l’UNESCO.

Cosa significa per la ONG internazionale New Humanity essere partner dell’UNESCO?

«L’UNESCO è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite per l’istruzione, la scienza, la cultura e la comunicazione. La sua missione fondamentale è “costruire la pace nella mente degli uomini“. È quindi chiaro che abbiamo il nostro posto come ONG per collaborare con l’UNESCO, per portare la nostra esperienza nell’educazione alla pace, per trasmettere le nostre buone pratiche in tutti i paesi in cui siamo attivi e costruire partenariati su progetti concreti. In particolare, siamo chiamati a collaborare sulle questioni che sono di grande importanza per il futuro dell’umanità: affrontare le sfide del cambiamento climatico, trovare soluzioni per l’estremismo violento… e tante altre!»

Qual è il tuo ruolo all’UNESCO come rappresentante della ONG New Humanity?

«Sono una specie di “ambasciatrice”. Il mio ruolo è quello di creare un collegamento tra l’UNESCO, che rappresenta 195 stati membri, e la nostra ONG, che ha il suo modo di educare alla pace, e che è così ricca di progetti concreti, come testimonia il United World Project. Inoltre, New Humanity può collaborare con le delegazioni di ogni paese, perché i singoli stati sono molto interessati a sapere cosa si sta facendo di buon nei loro paesi. Così, contribuiamo ad arricchire l’UNESCO con la nostra riflessione e le nostre esperienze. Lavoriamo anche con le ONG che hanno competenze simili alle nostre, per organizzare forum internazionali su argomenti che l’UNESCO desidera approfondire ulteriormente. Il prossimo forum a cui parteciperemo sarà quello sui cambiamenti climatici e il ruolo delle ONG nelle necessarie trasformazioni delle società».

Quale può essere la partecipazione dei giovani alla ONG New Humanity?

«La partecipazione giovanile è estremamente importante. È una priorità per l’UNESCO coinvolgere i giovani nelle decisioni politiche. Sono loro che hanno il potere di capire e cambiare il mondo di domani, di far circolare le idee più velocemente, molto più di noi anziani. Siamo fortunati ad essere una ONG intergenerazionale, dove i giovani hanno il loro posto e sviluppano le loro azioni. Nell’ambito dell’UNESCO, molti hanno già presentato i loro “frammenti di fraternità” alla Commissione Nazionale UNESCO presente nei rispettivi paesi. Ho visto che questo è un ottimo modo per sviluppare una vera partnership con l’UNESCO».

Chantal, tu sai che i giovani dei Focolari hanno un sogno, vero?

«Certo, il riconoscimento della Settimana Mondo Unito alle Nazioni Unite».

Cosa gli consiglieresti per rendere questo sogno una realtà?

«Sarebbe importante che i Giovani per un Mondo Unito delle varie nazioni del mondo facessero conoscere alle Commissioni Nazionali UNESCO tutte le azioni che mettono in atto durante la Settimana Mondo Unito nei rispettivi paesi. Possono dire: ecco cosa facciamo qui perché si crei un mondo più unito. Se tutti i giovani per un Mondo Unito che svolgono azioni rilevanti negli ambiti che interessano all’UNESCO, come la cultura, l’istruzione, la scienza, la pace, la comunicazione, etc. lo facessero, sarebbe un passo avanti nel riconoscimento della Settimana Mondo Unito a livello globale. Insomma, bisogna lavorare perché gli ambasciatori siano informati e convinti di questa Settimana Mondo Unito. Devono essere convinti che è qualcosa che può fare bene al loro paese e a tutti i paesi del mondo».

Una bella sfida da raccogliere quindi, anche in vista del Genfest 2018 a Manila.

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