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Dove dare è ricevere

 
 

Una visita alla Scuola “Café con Leche” nella Repubblica Dominicana

Quindici giovani texani si sono recati a Santo Domingo, Repubblica Dominicana, per insegnare inglese in una scuola fondata da Marisol Jimenez, un membro dei Focolari, in un quartiere povero, dove i bambini non avevano la possibilità di andare a scuola. La scuola Café con Leche (‘caffelatte’, in riferimento alle diverse tonalità di colore della pelle dei suoi studenti) è ora sovvenzionata dal governo e offre a oltre 400 bambini la possibilità di un’istruzione e di un futuro migliore. Ecco cosa ci hanno raccontato Glenn e Clare, due ragazze che hanno partecipato all’iniziativa, sul loro impegno nel ‘dare’.

Glenn: «Quello che mi ha colpito di più è stato il legame quasi surreale che si è creato tra noi e i bambini. Questo legame d’amore, costruito dalle nostre interazioni, andava al di là delle nostre differenze linguistiche e culturali.

Così, il nostro viaggio di missione non è stato un viaggio per andare ad aiutare delle persone che meritano la nostra pietà, si è invece rivelata un’esperienza di amore reciproco che ci ha aperto gli occhi e il cuore.

Mentre percorrevamo strade tortuose e rovinate, mi chiedevo che impressione avrei fatto – anzi, tutti noi avremmo fatto – a quei bambini. Ebbene, siamo stati accolti da un’orda di bambini, tutti urlanti e ridenti, che ci abbracciavano strettamente, come se facessimo parte della loro famiglia».

Clare: «La maggior parte di noi non aveva mai visitato posti come Santo Domingo e questa scuola. Percorrendo in macchina il quartiere dove si trovava la scuola, abbiamo visto strade ricolme di rifiuti, molte persone a piedi nudi che vivevano in piccole stanze di cemento, lavorando sotto il sole cocente per guadagnare qualche dollaro per sfamare le loro famiglie. Col tempo, però, abbiamo imparato a conoscere la vera ricchezza di questo popolo domenicano: una ricchezza spirituale. Ricordo una bambina che indossava un anello di plastica su cui era scritto: “Amici intimi”. Le ho detto: “Mi piace il tuo anello!” Lei subito se l’è tolto e me lo ha dato. Pensando che mi avesse frainteso, le ho detto: “No, non voglio prendere le tue cose!” Ma lei ha insistito: “Se ti piace, dovresti prenderlo. Siamo amiche. Quello che è mio è tuo”. Sono rimasta impietrita. Aveva una forza e una generosità che anch’io volevo avere. Che incredibile lezione ho imparato da quella bambina di 9 anni: la vera ricchezza dell’anima è frutto della comunione reciproca».

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