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Angola, finanza contro corrente

<p><em>Quando coerenza e trasparenza aprono soluzioni inattese. Il coraggio di un gruppo di lavoratori di una ONG dell’Angola li rende punto di riferimento affidabile.</em></p> <p><strong>Dal 2008 lavoro in una ONG</strong>. Ho iniziato coordinando un’area sotto la supervisione della direttrice esecutiva. Alla fine del 2010 vado in vacanza e, al mio ritorno, trovo che questa persona ha chiesto le dimissioni e mi chiedono di assumere il suo incarico. Quando comincio, trovo alcune pratiche in sospeso e, tra queste, una piuttosto delicata.</p> <p><strong>In pratica, si trattava di un vero furto</strong>, visto che durante il 2007 e il 2008 l’ex direttrice aveva sottratto le tasse dagli stipendi dei lavoratori e dall’ONG, e poi non le aveva versate allo Stato. Perciò la multa che dovevamo pagare s’aggirava intorno ai 75.000 dollari, che per la nostra organizzazione voleva dire una cifra enorme. La ex direttrice, forse per coprirsi, aveva versato sul conto di ogni lavoratore una certa somma corrispondente a quello che era stato detratto in quegli anni dal loro stipendio, tenendo invece per sé la parte che l’organizzazione avrebbe dovuto pagare allo Stato.

Diario dal Forum UNESCO dei Giovani/2

<p> </p> <p><em>Si lavora alle raccomandazioni strategiche per il 2015-2012 al secondo giorno di Forum. Seguiamo i lavori da Parigi con i Giovani per un Mondo Unito. </em></p> <p><br /><strong>Il 30 ottobre – giorno 2</strong><em><strong>.</strong> </em>“Qui al Forum si continua a lavorare sulle raccomandazioni per la Strategia Operativa sulla Gioventù 2015-2021. Si parla della revisione delle politiche dell'UNESCO, dello sviluppo delle capacità per la transizione alla vita adulta e di impegno civico.</p> <p><strong>“Durante la sessione di lavoro sul terzo tema</strong> (impegno civile, ndr.) abbiamo cominciato a condividere alcune delle nostre esperienze concrete in questo campo. Subito dopo si sono uniti anche gli altri a raccontare le azioni fatte. A questo punto la moderatrice ha proposto di suggerire all'UNESCO la creazione di una mappatura delle buone pratiche.

Diario dal Forum UNESCO dei Giovani/1

<p> </p> <p><em>Dal 29 al 31 ottobre 2013 i Giovani per un Mondo Unito stanno partecipando con lo United World Project all’ottava edizione dell’iniziativa dell’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura. Le attese e le speranze per l’inizio del Forum. L’impegno per la fraternità. Dalla sede centrale il racconto di questo primo giorno </em></p> <p><strong>Il 29 ottobre – giorno 1</strong>. “Oggi ci siamo trovati tutti insieme ed abbiamo fatto quattro ore di lavoro. Abbiamo percorso diversi argomenti riguardanti l’ UNESCO, la ONG New Humanity e su quanto potevamo portare al Forum.</p> <p><strong>“Abbiamo fatto un giro nella sede centrale dell'UNESCO</strong>: rivoluzionato per mettere in piedi l'organizzazione del Forum, invaso da giovani volontari che hanno preparato tutto l’evento.</p> <p><strong>“Sentiamo che la responsabilità</strong> più grande sta nell’iniziare questo sentiero e capire di più come portare il nostro contributo al mondo unito. L'ONU e l'UNESCO restano organizzazioni animate dai nostri stessi sogni di un mondo unito. E noi non crediamo alla fraternità perché ci piace l'idea, ma la viviamo, la vediamo, per questo ci crediamo. I frammenti di fraternità e il Genfest ne sono una testimonianza.

Egitto: come portare sollievo a eritrei, etiopi e sudanesi

<p><em>L'impegno a lavorare per l'unità: una aspirazione scritta nel cuore dell'uomo.L'esperienza dei <a href="http://giovaniperunmondounito.blogspot.it/" target="_blank" rel="noopener">Giovani per un Mondo Unito</a> dell'Egitto </em></p> <p><strong>Una prigione per " casi particolari " in Egitto</strong>: un ambiente difficile, una situazione controversa che ha portato lì uomini,donne e bambini per lo più cristiani dell'Eritrea. Qui i <a href="http://giovaniperunmondounito.blogspot.it/" target="_blank" rel="noopener">Giovani per un Mondo Unito</a> vivono un'esperineza intensa di fraternità.</p> <p><strong>Le storie di queste persone raccontano di un dolore incredibile</strong>. Nel tentativo di cercare un posto migliore della loro terra hanno scoperto, invece, che erano caduti nella trappola del traffico di organi umani e che presto sarebbero stati "morti anonimi". Quando l'hanno capito sono fuggiti nuovamente oltre il confine e sono arrivati in Egitto. Privi di documenti sono stati arrestati e incarcerati. Qui i<a href="http://giovaniperunmondounito.blogspot.it/" target="_blank" rel="noopener"> Giovani per un Mondo Unito</a> li hanno incontrati in attesa del loro ritorno in Eritrea.</p>

I progressi del Niger nella mortalità infantile

<p> </p> <p><em>Secondo il report stilato dall'Ong Save the Children dal 1990 <span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: Calibri, sans-serif;">è</span> la nazione dell'Africa occidentale che <span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: Calibri, sans-serif;">più <span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: Calibri, sans-serif;">ha</span></span> implementato i programmi nutrizionali e l'accesso gratis alle cure per donne incinte e bambini</em></p> <p><strong>Il Niger è tra il Paese che dal 1990 ha compiuto i maggiori progressi</strong> a livello mondiale sulla riduzione della mortalità infantile. Questo <em><span style="font-size: 11pt; line-height: 17px; font-family: Calibri, sans-serif;">è quanto sostiene </span></em>uno studio della Ong 'Save the children'.Tra le altre nazioni che hanno fatto i maggiori passi avanti nella lotta contro la mortalità infantile ci sono anche Liberia, Ruanda, Indonesia, Madagascar, India, Cina, Egitto, Tanzania e Mozambico.</p> <p><strong>I Paesi, invece, che hanno fatto il minimo progresso</strong>: Haiti, Papua Nuova Guinea e Guinea Equatoriale, continua il report. Certo il tasso di mortalità infantile al di sotto dei cinque anni di età resta ancora alto in Niger, ma è stato ridotto di due terzi: da 326 su 1000 bambini nel 1990 a 114 su 1000 nel 2012.</p>

“La gioia vera non viene dalla cose” ha detto il Papa alle famiglie

<p><i>Al raduno mondiale delle famiglie per l'Anno della Fede</i><em></em></p> <p><strong>(AGI) - CdV, 27 ott. -</strong> "Tutti sappiamo che le famiglie, specialmente quelle giovani, sono spesso 'di corsa', molto affaccendate; ma qualche volta ci pensate che questa 'corsa' puo' essere anche la corsa della fede?". Sono parole di Papa Francesco al raduno mondiale delle famiglie in occasione dell'Anno della fede. "Le famiglie cristiane - ha detto nella straordinaria omelia di oggi - sono famiglie missionarie, nella vita di ogni giorno, facendo le cose di tutti i giorni, mettendo in tutto il sale e il lievito della fede!"</p> <p><strong>E poi: "La gioia vera che si gusta nelle famiglia</strong> non e' qualcosa di superficiale, non viene dalle cose, dalle circostanze favorevoli". Per Francesco "la gioia vera viene da un'armonia profonda tra le persone, che tutti sentono nel cuore e che ci fa sentire la bellezza di essere insieme, di sostenerci a vicenda nel cammino della vita" (...).</p>

E’ morto Augusto Odone, papà dell’ “Olio di Lorenzo”

<p><em>Economista della World Bank, era riuscito ad interrompere il decorso della malattia degenerativa del figlio</em></p> <p><strong>(AGI) - Roma, 25 ott. -</strong> E' morto a 80 anni Augusto Odone, economista della World Bank noto per aver creato insieme alla moglie Michaela l'"Olio di Lorenzo", un cocktail di due oli alimentari con cui era riuscito a interrompere il decorso della gravissima malattia degenerativa, la adrenoleucodistrofia, che affliggeva il figlio Lorenzo.</p> <p><strong> La storia, che e' divenuta nel 1992 anche un film</strong> con Nick Nolte nel ruolo di Augusto e Susan Sarandon in quello di Michaela, ha commosso il mondo, tanto che la morte di Odone, avvenuta ieri ad Acqui Terme, dove si era ritirato dopo decenni negli Stati Uniti, ha trovato spazio in numerosi siti di informazione d'Oltreoceano.</p>

La Corea del Nord permette il ritorno di sei uomini della Corea del Sud nella loro patria

<p><em>Gli uomini, di età compresa tra 27 e 67 tra, sono stati consegnati Venerdì presso il villaggio di Panmunjom, al confine tra i due Paesi.</em> </p> <p style="font-size: 13px;"><strong>La Corea del Nord ha permesso il ritorno di sei uomini della Corea del Sud nella loro patria. </strong>I funzionari coreani del Sud dicono che si tratta di una mossa rara, ma i<span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 12px;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13px;"> loro nomi non sono stati resi noti e i dettagli che circondano  la loro detenzione nel Nord rimangono poco chiari. </span></span></p> <p style="font-size: 13px;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 12px;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13px;"><strong>Le due Coree sono ancora tecnicamente in guerra</strong>, dato che il conflitto degli anni 1950-53 finì con un armistizio e non con un trattato di pace. </span></span>La Croce Rossa di Pyongyang Seoul ha informato che gli uomini sarebbero stati liberati nella zona di Panmunjom  il giovedi e la dichiarazione è del ministero dell'Unificazione della Corea del Sud.</p>

Aung San Suu Kyi: si parla di democrazia al Parlamento Europeo

<p style="margin-top: 0px; margin-bottom: 1.5em; border-style: initial; border-color: initial; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px;"><em>"La nostra ricerca della democrazia non è terminata" ha detto alla consegna  del premio Sakharov che vinse nel 1990 e che mai ritirò a causa della prigionia</em></p> <p style="margin-top: 0px; margin-bottom: 1.5em; border-style: initial; border-color: initial; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px;"><strong>Ha dovuto aspettare 23 anni prima di poterlo ritirare di persona,</strong> la dissidente birmana Aung San Suu Kyi ha ricevuto a Strasburgo il Premio Sakharov che il Parlamento europeo le aveva attribuito nel 1990. La giunta militare l’ha confinata agli arresti domicialiari per oltre 15 anni, ma ora la leader birmana è tornata libera e si batte per la democrazia a Myanmar.</p> <p style="margin-top: 0px; margin-bottom: 1.5em; border-style: initial; border-color: initial; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px;"><strong>“E’ importante che lavoriamo sulle imperfezioni delle nostre società </strong>- ha dichiarato Aung San Suu Kyi - che lavoriamo sulle leggi che ci colpiscono come esseri umani, sulle leggi che erodono le fondamenta delle dignità umana. E questo perché la nostra ricerca della democrazia non è terminata”.

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