<p style="text-align: justify;"><em>Primo step di Up2me (Dipende da me), percorso educativo per la maturazione globale dell’età evolutiva, fortemente voluto da genitori e animatori giovanili. Con il supporto scientifico dell’Istituto universitario Sophia.</em></p> <p style="text-align: justify;">Il ‘via’ a questo innovativo e atteso progetto è avvenuto a Loppiano, la cittadella internazionale dei Focolari, con<strong> il primo corso per <em>tutor</em></strong>. Un centinaio – numero massimo previsto dagli organizzatori – di partecipanti di varie tipologie: insegnanti, psicologi, medici, esperti di animazione giovanile, professionisti, sono venuti da 8 Paesi europei ma anche da Brasile, Argentina, India, Burkina Faso, Camerun.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Un titolo più che mai attuale quello della recente assemblea di Religioni per la Pace Europa, su un tema scottante dell’Europa di oggi.</em></p> <p style="text-align: justify;"><strong>A 8 anni di distanza dall’ultima assise continentale</strong>, tenutasi anche in quell’occasione in Italia, rappresentanti delle diverse fedi e tradizioni religiose presenti in Europa si sono confrontati per alcuni giorni (Castel Gandolfo, 28 – 31 ottobre): la paura del diverso, dell’altro, dello straniero, sono sentimenti che si acuiscono puntualmente dopo eventi tragici, come quelli di Parigi in questi giorni – e portano a islamofobia e cristiano fobia. Di fronte a questo è necessario cogliere le grandi opportunità che si aprono a livello continentale, soprattutto, per le giovani generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il cordoglio del direttore del Centro Tevere per il dialogo di Roma, Mustafa Cenap Aydin di fronte gli attentati di Parigi: rispondere agli attacchi “disumani” rafforzando lo spirito di unità e fratellanza.</em></p> <p style="text-align: justify;"><strong>«La tragica notizia </strong>degli orribili attentati terroristici perpetrati nella capitale francese ci ha colmato di profondo dolore<strong>.</strong> Il nostro pensiero, la nostra solidarietà, le nostre preghiere vanno alle vittime, ai feriti, alle loro famiglie, ai loro cari e al popolo francese». Sono le parole di cordoglio di<strong> Mustafa Cenap Aydin, direttore del Centro Tevere per il dialogo di Roma.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>A Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) 2000 bambini fanno scuola col loro grido di pace. Il racconto di Martine, che ne ha accompagnato il percorso.</em></p> <p style="text-align: justify;"><strong>«Immaginate 2.000 bimbi che cantano a ritmo rap “Pace! Pace!”</strong> e che gridano all’unisono: <em>la guerra è la morte, la pace è amore.</em> E immaginate ancora che tutto questo avvenga in un Paese martoriato da decenni da conflitti armati le cui maggiori vittime sono proprio loro, i bambini. Ora non immaginate più – racconta Martine – perché tutto questo è realmente accaduto lo scorso 7 novembre a Kinshasa, nella R.D.C.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vi scriviamo dalla Slovacchia per raccontarvi qualcosa di quanto abbiamo vissuto le scorse setttimane...</em></p> <p style="text-align: justify;">In Ungheria, al confine con l'Austria, nelle settimane scorse arrivavano molti treni con migliaia di immigrati, che transitavano a piedi lungo il confine e in Austria riprendevano il viaggio. Ci siamo accorti che questo era molto vicino al confine con la Slovacchia e che alcune organizzazioni internazionali e slovacche si erano attivate per portare cibo, vestiti e assistenza medica. Cosi ci siamo uniti a questa iniziativa con alcuni gen, giovani e adulti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La nuova ondata di violenza non ferma papa Francesco che conferma di voler andare nella capitale Bangui per aprire la porta santa della cattedrale. La fraternità vissuta tra le famiglie.</em></p> <p style="text-align: justify;"><strong>L’inasprirsi nella Repubblica Centrafricana dei</strong> <a href="http://www.focolare.org/news/2015/10/09/anche-la-repubblica-centro-africana-vedra-la-pace/">gravi disordini politico-militari</a> non fa cambiare <a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/travels/2015/outside/documents/papa-francesco-africa-2015.html">programma</a> a Papa Francesco che da autentico messaggero di pace, nell’omelia di Ognissanti annuncia che il 29 novembre si porterà in quel martoriato Paese. Lì da oltre tre anni si sta consumando uno dei tanti focolai di guerra che punteggiano il pianeta, ai quali neppure la Comunità Internazionale sembra dare peso. Guerre fratricide, guerre dimenticate.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dichiarazione di Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari, dopo i recenti avvenimenti terroristici.</em></p> <p style="text-align: justify;"><strong>«Di fronte ai drammatici avvenimenti accaduti a Parigi</strong>, che si aggiungono a quelli recenti in tante altre aree del mondo, siamo in lutto, insieme a quanti sono stati colpiti negli affetti e a quanti credono possibile l’unità della famiglia umana.</p> <p style="text-align: justify;"><strong>Nello sgomento e nella ferma condanna di simili atti contro la vita umana</strong>, emerge forte anche una domanda: abbiamo fatto ogni passo e intrapreso ogni azione possibile per costruire quelle condizioni necessarie, tra cui il favorire più parità, più uguaglianza, più solidarietà, più comunione dei beni, per cui violenza e azione terroristiche perdono possibilità di agire?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Presidente Magufuli: “Lavoriamo insieme per la pace e l’unità”</em></p> <p style="text-align: justify;">“Prometto di tenere fede alle promesse che ho fatto in campagna elettorale, ma dobbiamo lavorare insieme. Facciamo il possibile per garantire la pace e l’unità nazionale” : sono le prime parole di John Magufuli, vincitore delle elezioni e prossimo presidente tanzaniano, in un discorso pubblico pronunciato oggi a Dar es Salam.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Toshiko Tsuhako, di Okinawa, aveva 12 anni quando Hiroshima e Nagasaki furono distrutte dagli attacchi nucleari. Il ricordo della guerra la spinge ancora oggi a vivere per costruire un mondo di pace.</em></p> <p style="text-align: justify;"><strong>«</strong><strong>Il 22 agosto 1944, ho perso l’unica mia sorella nella tragedia navale di Tsushima maru»</strong>, la nave passeggeri affondata da un sommergibile americano, in cui morirono oltre 1400 civili, tra cui oltre 700 bambini. «Mia madre, fino alla morte a 96 anni, ha continuato a soffrire e a ripetere: “La guerra me l’ha mangiata”». A raccontare la sua storia, dal profondo del cuore, è la signora Toshiko Tsuhako. La sua città, sull’isola Okinawa, è stata teatro tra aprile e giugno del 1945 dell’unica battaglia via terra combattuta in Giappone: 150mila morti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il National League for Democracy party avrebbe conquistato più del 70% dei suffragi. Il partito al governo ammette la sconfitta</em></p> <p style="text-align: justify;">Il National League for Democracy party, il movimento di Aung San Suu Kyi, ha vinto le elezioni presidenziali in Birmania sconfiggendo il partito dei militari al potere e conquistando "oltre il 70% dei voti". Lo rivela il portavoce dell'opposizione. Secondo la tv locale, il partito al governo, Usdp, ha ammesso la sconfitta. Festeggiamenti nelle piazze del Paese mentre San Suu Kyi ha chiesto di "non provocare i rivali sconfitti".</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il dialogo come risorsa ed opportunità imprescindibile per promuovere una nuova cultura dello sport. Settimo convegno organizzato dalla rete di Sportmeet a Krizevci (Croazia, 2-4 ottobre).</em></p> <p style="text-align: justify;"><strong>Può lo sport contribuire a realizzare un mondo più unito? Può essere campo di azione e strumento di unità fra le persone e fra i popoli?</strong> Sono alcune delle domande che hanno innescato l’esperienza dei fondatori di <a href="http://www.sportmeet.org/" target="_blank" rel="noopener">Sportmeet</a>, partendo dalla condivisione della comune passione per lo sport.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Israeliani e palestinesi insieme, per strada, in nome della pace.</em></p> <p style="text-align: justify;">In centinaia sono sfilati per le vie di Gerusalemme, sabato sera, sotto lo slogan comune “Ebrei e arabi si rifiutano di essere nemici”. La manifestazione avviene nel momento di massima tensione a Gerusalemme e nei Territori col moltiplicarsi di attacchi palestinesi contro ebrei.</p>
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