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I giovani del Sud Sudan per la pace

Di JAMES MWANIA- PAOLO BALDUZZI.

Continua il lavoro di formazione alla leadership dei giovani del Paese, all’interno del Progetto “Together for a New Africa”.

Nel 2011 il Sud Sudan diventa lo Stato più giovane del mondo: la speranza di un futuro diverso, dopo un processo di pace lunghissimo, costato milioni di morti, sembra essere concreta.

Nel 2019 i leader del Sud Sudan si ritrovano in Vaticano, per un particolare ritiro spirituale e per parlare di pace, con Papa Francesco che rompe ogni protocollo e si abbassa a baciare i piedi a tutti loro, in segno di fraternità.

Allo stesso tempo, il Papa chiede a tutti di ascoltare il grido della gente, stremata da anni di carestie, violenze, guerre: la speranza del 2011, ha lasciato presto il posto ai tanti problemi rimasti irrisolti che continuano a presentare il conto.

Il Paese è uno dei più poveri al mondo anche a causa delle divisioni etniche interne, e di una controversia con il Sudan per la gestione e la vendita del petrolio.

Nel sud si trovano circa l’80 per cento delle risorse petrolifere di tutto il Paese, che però non dispone delle strutture per raffinare e commercializzare il greggio.

Gli abitanti vivono di agricoltura su territori prevalentemente desertici, c’è un’altissima percentuale di mortalità delle donne legata al parto, un alto tasso di analfabetismo e una situazione sanitaria precaria.

Nel 2013 è ricominciato anche un conflitto etnico, che ha costretto migliaia di persone costrette a lasciare le loro case; si stima che più del 40 per cento della popolazione ha problemi ad alimentarsi correttamente.

La situazione è quindi estremamente delicata. A dare speranza sono piccoli segnali di cambiamento, tipici di un popolo con una grande cultura e una forte componente identitaria.

Uno di questi segnali è stato il secondo “corso di formazione alla leadership, per la pace e l’unità in Africa”,  nel quadro del progetto “Together for a New Africa”, dedicato a giovani leader africani.

Vi hanno partecipato 20 giovani e professionisti, a Juba, dal 12 al 14 Giugno.

I giovani hanno coraggiosamente preso l’impegno di mobilitare i loro coetanei a essere strumenti di pace, per formare una nuova leadership del Paese.

C’è bisogno di salvare le ricchezze umane, culturali, storiche, materiali, in una prospettiva di dialogo a livello continentale.

Due coordinatori, Mille Andrew e Thomas Wani, che avevano partecipato alla prima Summer School nel Gennaio 2019, hanno condiviso la forte esperienza vissuta con oltre 100 giovani a Nairobi.

Il professor Peter Gumbo, ha tenuto una conferenza su Leadership e Politica, con uno sguardo completo sulle realtà africane, sfidando i partecipanti nell’esercizio di essere nuovi leaders di cui c’è grande necessità.

Il professor William Lemor ha posto l’accento sul ruolo dei giovani nella società moderna, indicando delle piste concrete di azione affinché trovino un ruolo nella società moderna, e quindi siano costruttori della loro Nazione.

Michele Zanzucchi, giornalista italiano, ha sottolineato l’importanza della comunicazione nella formazione di leadership.

E ancora, risoluzione dei conflitti, diritti umani, etica e morale pubblica,comunità e identità: la scuola di Juba ha segnato un altro passo in avanti verso la fraternità, in un Paese che la richiede da tempo.

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