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I Costruttori di P@ce

Delle volte, certe esperienze di accoglienza cominciano quasi per caso, si direbbe, “accogliendo” in primo luogo un imprevisto. Così, è stato per l’Associazione Costruttori di P@ce che, volendosi occupare di incontri e convegni culturali, per uno di questi “imprevisti” ha dato vita ad un’esperienza di accoglienza per giovani in difficoltà, nella città di Firenze, in Italia.

«Tutto è nato dal desiderio di dare il nostro contributo alla società. Così, lasciandoci ispirare dal pensiero di Don Tonino Bello e Papa Francesco, ci siamo posti l’obiettivo di organizzare incontri e convegni, dove utilizzare la cultura e l’arte per confrontarci e ideare progetti,» spiega Emmanuel Dairo, cittadino italiano con genitori africani e presidente dell’associazione “Costruttori di P@ce” «solo che, mentre stavamo scrivendo il futuro Statuto dell’Associazione, all’inizio del 2016, Mauro, uno dei fondatori, viene informato che, nel mese di maggio, un ragazzo che viveva in una comunità per minori non accompagnati, al compimento del 18° anno di età sarebbe dovuto uscire, ritrovandosi  a vivere per strada, senza nessuno disposto ad aiutarlo».

Emmanuel racconta che, nella bozza dello Statuto della futura associazione, in fondo, ma proprio in fondo, stavano scrivendo qualcosa circa l’eventualità di poter aprire un giorno una casa di accoglienza autogestita. L’”eventualità” arriva subito, e Mauro decide di accogliere Meglis, un ragazzo di origine albanese, in casa sua.

«Se non che, dopo Meglis arriva un secondo ragazzo, poi un terzo… Così, Mauro decide di lasciare la sua casa, e la dedica interamente all’associazione che, grazie all’aiuto di soci e amici, riesce a coprire tutte le spese mensili e a dare il via all’avventura chiamata Casa Oasi della Speranza “Papa Francesco”» racconta Emmanuel.

Questa casa speciale accoglie, in maniera fraterna, giovani e ragazzi che vivono un momento di difficoltà nella loro vita, provenienti da tutto il mondo, di qualsiasi religione e credo.

«Naturalmente, ci sono regole da seguire e un “fratello maggiore”, che è il referente della casa, su cui poter fare affidamento, insieme a tutti i volontari» spiega Emmanuel.

I ragazzi che entrano nella Casa Oasi della Speranza hanno circa un anno di tempo per poter decidere, nella totale libertà e col supporto di tutti, cosa fare per la propria vita.

«Nella maggior parte dei casi, sono ragazzi che hanno un’età tra i 18 e i 20 anni, ed anche se a quell’età per qualcuno è difficile scegliere cosa fare nella propria vita, cerchiamo in modo umile, attraverso uno scambio reciproco di dare e avere, di aiutarli a sistemarsi. Tentiamo di fargli capire che ci si può fidare del prossimo, che si può avere speranza in un futuro migliore». Questi rapporti, ci racconta Emmanuel, spesso proseguono anche dopo l’uscita dalla casa.

Grazie all’accompagnamento dei volontari, i ragazzi ospitati imparano a sbrigarsela nelle pratiche quotidiane, come fare la spesa, cucinare, vivere in un ambiente ordinato e pulito; seguono lezioni di italiano e di educazione civica; sono aiutati nella ricerca di un lavoro o di un corso di studi, nelle pratiche burocratiche. Tra i giovani accolti ci sono italiani e stranieri che imparano a vivere insieme fraternamente, nonostante nazionalità e religioni differenti.

Con una realtà di accoglienza già avviata, l’associazione Costruttori di P@ce nasce ufficialmente il 13 Luglio 2016, utilizzando le quattordicesime degli associati e grazie ad una donazione provvidenziale, mentre altri “imprevisti” si affacciano presto all’orizzonte.

«Dopo un anno, ci viene comunicato che dobbiamo lasciare la casa. Nella più totale disperazione e con i ragazzi che rischiavano di finire per strada, veniamo contattati da monsignor Viola, Priore della Basilica di San Lorenzo e Vicario per le opere di carità della città di Firenze, che ci comunica che la Parrocchia di San Lorenzo, può affittarci un appartamento di loro proprietà» racconta Emmanuel.

Così, il gruppo dei Costruttori di P@ce accetta la proposta, anche se in quel momento le disponibilità economiche sono nulle, consapevole del fatto che, in centro a Firenze, difficilmente avrebbero trovato un privato disposto ad affittare loro un appartamento. «Anche questa volta, una grande donazione da parte di un privato che aveva partecipato ad un nostro evento, ci salva !» spiega Emmanuel.

Con la nuova casa, i soci decidono di trasformare l’associazione da culturale in associazione di volontariato.  «Oggi, la Casa in Piazza San Lorenzo, a Firenze, è anche la sede dell’Associazione e dei nostri incontri settimanali, all’interno dei quali leggiamo e ci confrontiamo reciprocamente per una crescita personale e comunitaria» spiega Emmanuel.

È durante uno di questi incontri che, approfondendo l’“Evangelii Gaudium” di Papa Francesco, in particolare, il capitolo 4, dedicato alla dimensione sociale  dell’evangelizzazione, che scoprono la spiritualità di Chiara Lubich e il progetto dell’Economia di Comunione.

«Così, la volta successiva, abbiamo fatto il nostro incontro del giovedì parlando di lei e dell’E.d.C.… La cosa impressionante è stata che quella notte, Presidente, Vice Presidente e Segretario, abbiamo sognato tutti Chiara Lubich. Io ho sognato che mi abbracciava con un calore ed un senso materno bellissimo; la Vice Presidente dialogava con lei e le rispondeva a tutti i dubbi che aveva in quel momento riguardo alla sua fede; il Segretario ha sognato che gli diceva: “mettete Gesù al centro”. Per noi, questa scoperta è stata uno stimolo ad andare avanti, malgrado tutte le difficoltà affrontate e che ancora ci attendono! ».

Non solo. Come uno di quei sogni biblici pieni di promesse anche umane, nei giovani volontari dei Costruttori di P@ce ha lasciato il desiderio di realizzare un’attività e un’azienda che segua i principi dell’Economia di Comunione. «Vogliamo fondarla in centro a Firenze, perché è una città che per la sua storia e la sua natura, è sempre stata rivolta all’apertura e al sostegno del prossimo. Abbiamo iniziato a studiare e a raccogliere le idee, aperti sempre alla conoscenza e all’integrazione di qualsiasi persona abbia desiderio, anche a livello imprenditoriale, di realizzare un nuovo modo di fare e di intendere l’economia, fornendo un servizio dove al centro ci sia la persona,» precisa con passione Emmanuel «attualmente, abbiamo molti progetti in cantiere, ma abbiamo capito che per poter partire, dobbiamo iniziare dalla realtà che ci circonda,  dando tutti un piccolo contributo, anche con un pizzico di “incoscienza”, avendo fede nella Provvidenza che in questi due anni ci ha sempre accompagnato e guidato».

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