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Il diavolo e l’acqua salata ovvero, un commerciante e un pescatore controcorrente

 
5 Gennaio 2018   |   , ,
 

Maurizio è un pescatore e Roberto è un commerciante. Insieme, sono E Nustren, uno spaccio di pesce nato a Cesenatico, in Italia, dalla volontà di mettere insieme il diavolo e l’acqua “salata”, come dicono loro. Ovvero, il produttore, che in questo caso è il pescatore, con il commerciante, per vendere insieme i prodotti del territorio. Una pescheria controcorrente, basata su quella che loro definiscono la filosofia dell’”homo homini amicus”.

Immagino la scena. Doveva essere un pomeriggio ancora afoso di fine settembre. Il motopeschereccio Sirio aveva appena attraccato lungo l’elegante porto-canale di Cesenatico, realizzato intorno al ‘500 adeguando un progetto di Leonardo da Vinci che però, a suo tempo, ambiva a collegare via acqua il paese con la città di Cesena, quindici chilometri più all’interno. Seduto su una bitta, Roberto osservava l’attività laboriosa dei pescatori a bordo. Era sempre stato il suo settore il mare, fin da quando aveva undici anni e si alzava all’alba per andare a fare i mercati con la sua famiglia. Commerciante di pesce fino a quindici anni e poi, per trenta, nell’arredamento, che non è proprio la stessa cosa. Per questo spesso passava ancora di lì, prima di rientrare a lavoro in azienda.

Frattanto, il suo amico Maurizio, titolare della Sirio, con un gesto visto fare tante volte da altri pescatori, rovesciava in mare il pesce rimasto invenduto.

«Possibile che siamo arrivati a questo assurdo,» si rammaricava fra sé Roberto «che si butta il cibo e si tiene il materiale inquinante, senza che nessuno sia riuscito ancora a cambiare le cose?».

A bordo della Sirio, non è che il pescatore ci stesse meglio. Gli sembrava di commettere una specie di sacrilegio. Però, era obbligato a farlo, per recuperare almeno il costo della cassetta di polistirolo che serviva a contenere il pescato.

Era sempre stato un ragazzino “vivace” Maurizio, che a dieci anni scappava di casa anche in mutande, correndo per il quartiere finché non gli passava il nervoso. Dopo la morte del padre, solo al porto, tra i pescatori, imparando a riparare le reti e ascoltando le loro avventure di mare, aveva trovato pace e una passione cui dedicarsi totalmente. Diventare pescatore era stata la sua salvezza. Il mare si era portato via il bar, le amicizie sbagliate, la tentazione della droga, un po’ tutto. E ora si trovava a gettar via i doni del suo mare!

Come scriveva Edmund Burke, “Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione”.

Maurizio e Roberto non rinunciarono. Semplicemente, ne parlarono, e condividendo, quel loro “sentire”, magari un po’ annebbiato, all’inizio inconsapevole, riprese vigore, accompagnato finalmente da una sensazione di libertà. E così, agirono.

Ad aprile 2013, Roberto ha dato vita all’Economia del mare, un progetto di commercializzazione e rivalutazione dei prodotti ittici del territorio, naturali e stagionali, per ridurre al minimo gli sprechi, grazie al quale ha potuto tessere relazioni commerciali in molti porti d’Italia.

«Ma il commercio» spiega «è una brutta bestia, si basa sulla filosofia dell’Homo homini lupus. Io vorrei lavorare vivendo quella dell’Homo homini amicus, creare una cultura diversa».

L’idea di Roberto era di trovare un modo per lavorare i prodotti del mare spesso scartati e meno richiesti: «Il nostro è un pesce piccolo, ci sono le spine e la gente non le ama. Allora, ho pensato, noi le toglieremo, useremo solo la polpa, il filetto: tireremo fuori il meglio dal pesce! Da questo sogno è nato l’Ecopesce. Ho accorpato al mio magazzino al mercato ittico un laboratorio dove lavoro il pesce, che siano gamberi, sogliole, acciughe, tutto al naturale, grazie alla catena del freddo».

Poi, a maggio 2017, ha preso vita E Nustren, uno spaccio che mette insieme il commerciante (Roberto) con il produttore (Maurizio il pescatore), “il diavolo e l’acqua salata”, come scherzano fra loro, dove vendono pesce locale, fresco e lavorato dall’Ecopesce, per tentare un’alternativa alla grande distribuzione generatrice di povertà, che alimenta l’economia dello scarto. Un negozio dove al primo posto c’è la volontà di conquistarsi la fiducia delle persone, vendendo pesce senza additivi, tracciato, pensato per la salute dei propri clienti e, nel prezzo, accessibile a tutti.

«Vogliamo arrivare alle famiglie. Le famiglie devono venire da noi perché sentono di potersi fidare. La gente deve mangiare cose sane. Speriamo pian piano di contribuire a diffondere una cultura diversa. Per questo abbiamo legato E Nustren al circuito dell’Economia di Comunione».

Insomma, Maurizio e Roberto hanno trovato la loro strada, ma in questo caso sarebbe meglio dire la rotta, per contribuire a cambiare le cose e costruire un mondo un po’ più equo e unito.

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