Pace e diritti umani

MotoForPeace, il volontariato in moto che percorre il mondo portando aiuti umanitari

by Edoardo Zaccagnini

MotoForPeace, il volontariato in moto che percorre il mondo portando aiuti umanitari
MotoForPeace

MotoForPeace celebra 25 anni di missioni solidali. La sua nuova missione percorrerà 12 mila chilometri fino alla Mongolia e unirà Europa e Asia. Di cosa si tratta questa particolare azione di aiuto umanitario? La storia di questa singolare iniziativa su due ruote.

La strada, il motore, il vento, i paesaggi, ma soprattutto gli incontri, lo scambio con popoli e culture, il sostegno a chi ne ha bisogno. Sono 25 anni che il progetto Motoforpeace, fondato nel 2001 da Dino Lepore – e composto da personale di Polizia di Stato italiana, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e altre Polizie europee – viaggia per il mondo con finalità umanitarie.

Lo fa con spedizioni motociclistiche che promuovono l’incontro tra culture e comunità: «l’associazione – leggiamo nella brochure di presentazione – intende favorire relazioni che aiutino il dialogo e la vita in pace ed armonia». Diversi i continenti attraversati da MotoForPeace negli anni: dall’America all’Africa, dall’Europa fino all’Asia dove li aspetta l’ultima meta di questa grande avventura, la Mongolia, da raggiungere tra maggio e luglio 2026, per portare sorrisi, conforto e vicinanza.

MotoForPeace a ASIA: storia di una lunga amicizia

I 13 motociclisti di MotoForPeace sono partiti qualche settimana fa da Mersin, in Turchia, per attraversare, dormendo dove vengono accolti, Georgia, Uzbekistan, Kazakhistan, Russia e appunto la Mongolia. Fino ad Ulaanbaatar, dopo 12.000 km in 45 giorni circa, con l’obiettivo di sostenere i progetti della ONG ASIA, attiva in Mongolia in ambito educativo e sociale, con messaggi di pace e solidarietà che sono al centro, da sempre, anche di MotoForPeace.

Dino Lepore - MotoForPeace
Dino Lepore – MotoForPeace

Tra le due associazioni scorre un’amicizia consolidata: MotoForPeace ha già realizzato due missioni motociclistiche in favore dei progetti ASIA: il primo nel 2002, per una clinica di medicina tradizionale tibetana, a Dongche, nella regione dell’Amdo; il secondo nel 2014 con 10 motociclette equipaggiate, donate ai medici per il pronto soccorso di Kavre, in Nepal, per raggiungere i pazienti nei villaggi più remoti.

In Mongolia, ASIA lavora dal 2016, in un contesto climatico sempre più difficile al fianco di comunità nomadi e rurali che abitano le steppe del Paese. Con la missione in Mongolia, MotoForPeace sosterrà diverse scuole di Ulanbataar (3 nel Distretto di Songino Khairkhan e 3 in quello di Bayanzurkh) dove ASIA porta avanti progetti di contrasto alla malnutrizione e per il miglioramento delle condizioni economiche della popolazione.

Dino Lepore: “Viaggiando non puoi più chiudere il mondo fuori dalla porta di casa”

Per dare voce alla grande avventura di MotoForPeace, abbiamo incontrato l’uomo che l’ha fatta nascere: il suo presidente Dino Lepore. E con lui due dei motociclisti che da tempo prendono parte a questi straordinari viaggi: i fratelli Valter e Davide Magnifico, poliziotti appassionati di moto e relazioni umane.

Dino ci spiega che MotoForPeace è arrivata in un momento della sua vita caratterizzato da insoddisfazione. «Così mi sono scoperto viaggiatore solidale e iniziando un percorso del genere, osservi quanto accade nel mondo e desideri offrire il tuo contributo a chi ne ha necessità. La solidarietà è un atto necessario per chiunque ne abbia la possibilità e viaggiando non puoi più chiudere il mondo fuori dalla porta di casa. Con questo sentimento, ho coinvolto colleghi, carabinieri, guardia di finanza e personale di altre polizie europee».

MotoForPeace
MotoForPeace

«Nelle nostre missioni – prosegue Dino – cerchiamo sempre l’incontro e il dialogo. Questa attitudine, ci ha permesso di coinvolgere moltissime persone e le istituzioni stesse. Allargare la nostra missione è importante. Abbiamo bisogno che di MotoForPeace si parli, per continuare a mettere in moto le anime e far crescere questa iniziativa portata avanti con il cuore».

Ci tiene a ringraziare, Dino Lepore, «le centinaia di persone che si sono sacrificate con me in questi anni. Da soli non si va da nessuna parte, ripeto sempre, e insieme abbiamo lanciato un segnale che più è reso forte, più è capace di portare frutto». Spende parole importanti per i missionari cattolici sparsi nel mondo: per il «loro lavoro straordinario, fondamentale e spesso sottovalutato». «Soldati della pace», li chiama, o «anonimi della fede» che non chiedono nulla in cambio. Lavorano evitando «rivoluzioni sociali» ogni giorno, prima di tutto «sfamando».

Dei 25 anni di MotoForPeace Dino ricorda tutto, a partire dal primo viaggio «in Kosovo. Da lì siamo stati dappertutto, a parte Australia e Sud Est asiatico. Ancora resistiamo – sorride – in una dimensione di gratuità totale e volontariato vero che ci dà modo di esprimerci al 100%, utilizzando le nostre ferie e i nostri soldi. Siamo lontani dalle nostre famiglie che però ci sostengono, come tutti quelli che conoscono il nostro modo di operare».

Torna la parola solidarietà nelle parole del presidente di MotoForPeace: «A questa destiniamo parte del nostro ticket di viaggio e – se siamo fortunati – le donazioni di alcuni nostri sostenitori». È un viaggio tra le diverse povertà del pianeta, quello di cui ci parla Dino Lepore: «In quella dei paesi emergenti si muore letteralmente di fame. Quando riusciamo a realizzare progetti in quei posti, riceviamo una riconoscenza pazzesca e tornati a casa, ringraziamo Dio per le condizioni di vita rispetto a quei contesti».

Le emozioni di Valter Magnifico

Valter Magnifico, uno dei motociclisti di MotoForPeace, racconta di aver incontrato questa realtà itinerante tramite colleghi, ma con due figlie piccole, fino a un certo punto, ha solo sognato di potervi partecipare.

«Quando l’ho fatto, tuttavia, in occasione del viaggio in Africa, ho capito di aver insegnato qualcosa di prezioso alle mie figlie, proprio attraverso quell’assenza. Avevo molto timore a lasciarle, ma tornato a casa, attraverso i miei racconti e il diario su cui appunto tutto, ho notato che anche in loro quel viaggio ha sortito effetti positivi: le mie figlie vivono con me il sostegno a distanza offerto a persone conosciute durante i viaggi di MotoForPeace e il fatto di dedicarmi al prossimo fragile, gratuitamente, è una lezione di umanità anche per loro».

«Vivendo un’esperienza di questo tipo – prosegue Valter – si supera il concetto stesso di viaggio per entrare nell’anima delle persone. Ricordo l’abbraccio di un bambino con disabilità grave, il lavoro dei tanti che silenziosamente aiutano gli ultimi, l’opera dei missionari e la famiglia di una bambina a La Paz, in Bolivia, con la quale ancora oggi sono in contatto, cercando di rendere la sua vita – e quella della sua famiglia – un pizzico più semplici».

MotoForPeace
MotoForPeace

«Attraverso MotoForPeace – aggiunge Valter – ho toccato con mano il grado di povertà altissimo che c’è nel mondo, ma anche l’enorme desiderio di pace di tutte le persone, il bisogno comune di amore, oltre ogni bandiera. Quell’amore restituito moltiplicato, ogni volta che viene donato.

I ricordi di Davide Magnifico

«Amo da sempre le moto – esordisce Davide Magnifico – come il viaggio e le persone. Da tempo sapevo di MotoForPeace, fino a che, chissà se per un volere superiore, ho iniziato a farne parte. Il mio primo viaggio è stato in Sud America, e già lì ho vissuto l’esperienza delle distanze annullate attraverso MotoForPeace».

In che senso? Gli chiediamo: «A Santiago del Cile, ad attenderci, c’era una suora che avevo conosciuto tempo prima a Roma. In Argentina, a Mar del Plata, un sacerdote ci chiese di andare a trovare le suore di un centro per bambini con disabilità: un luogo gestito dalla congregazione di Don Orione, la cui casa generalizia si trova a Roma, a pochi passi da dove sono cresciuto e dove ho passato tanti bei momenti dell’adolescenza e della giovinezza, per le strutture sportive al suo interno».

«Nella struttura di Mar del Plata – prosegue Davide – c’erano suore che curavano con amore immenso bambini con disabilità molto gravi. Indossavano vestiti consumati, ma profumati e pulitissimi: erano un segno della dignità profonda che queste suore garantivano loro, attraverso un’umanità che mi è rimasta addosso come lezione indelebile. Siamo riusciti a far salire un bambino su una moto e ricordo le emozioni fortissime di quel pomeriggio».

«Del resto – conclude Davide – nella sede di MotoForPeace c’è un planisfero dove sono segnati, in giallo, tutti i luoghi dove la missione si è recata. Ebbene, il mondo è quasi tutto giallo su quella cartina, grazie ai viaggi in cui stringiamo tante mani e incontriamo molte storie diverse: dal missionario sperduto all’ambasciatore, dal Nunzio apostolico al sacerdote brasiliano conosciuto in Zambia, in un villaggio remoto che giorno dopo giorno è diventato casa sua. Sono viaggi in cui nasce un legame intenso, indissolubile, tra chi lo compie».

Prima di tutto, con la testa.

«In ogni viaggio – conclude Dino Lepore – accade puntualmente che più mi allontano da casa, più mi sento a casa: per il grande entusiasmo delle persone che incontriamo. Ai ragazzi del gruppo dico sempre che questi viaggi – decisamente impegnativi e non privi di imprevisti a volte duri – si affrontano principalmente con la testa. Sei hai quella giusta, tutto diventa più semplice. Si sentono meno la fatica e la stanchezza, tra l’altro sempre compensate dal tanto che si raccoglie, durante i nostri viaggi in cui la pace, il dialogo e la fratellanza sono sempre al primo posto».

MotoForPeace
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