<p style="text-align: justify;"><em>Il prossimo 26 ottobre l’Istituto Universitario Sophia conferisce al Patriarca di Costantinopoli il dottorato h. c. «per il suo servizio all’unità della famiglia umana».</em></p> <p style="text-align: justify;"><strong>Convinto e attivo protagonista nel cammino ecumenico</strong> e nel dialogo tra persone di diverse religioni e promotore di giustizia, pace e rispetto dell’ambiente: sono alcune tra le motivazioni del dottorato Honoris Causa in <strong>Cultura dell’unità </strong>che lo IUS conferisce a Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli. È il primo dottorato h.c. del giovane centro accademico fondato da Chiara Lubich, che ha sede a Loppiano, la cittadella dei Focolari vicino Firenze. «<em>Oggi il mondo ha bisogno di figure che cerchino l’unità della famiglia umana – </em>ha spiegato il teologo <strong>Piero Coda,</strong> preside dell’Istituto Universitario –<em> e il Patriarca svolge</em> un<em>’azione costante e illuminata a servizio di una cultura che mira a riportare la fraternità al centro della storia dell’umanità</em>».<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Speranza e progresso vengono solo da scelte di pace. Uniamoci, dunque, in una intensa e fiduciosa preghiera al Signore» è l’invito di papa Francesco di fronte all’escalation di violenza delle ultime settimane.</em></p> <p style="text-align: justify;"><strong>«Siamo dolorosamente colpiti e seguiamo con profonda preoccupazione</strong> quanto sta avvenendo in Siria, in Iraq, a Gerusalemme e in Cisgiordania, dove assistiamo ad una <em>escalation</em> della violenza che coinvolge civili innocenti e continua ad alimentare una crisi umanitaria di enormi proporzioni. La guerra porta distruzione e moltiplica le sofferenze delle popolazioni», aveva detto Francesco lo scorso 9 ottobre durante i lavori del Sinodo sulla famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mi dimenticavo quasi di parlarti della mia sindrome di Down ... Ma non è affatto un problema. Ho una vita stupenda.</em></p> <p style="text-align: justify;">Il mio nome è Penny Becker. Mi piace soprattutto svegliarmi di mattina. Mi piace infilarmi le infradito perché le mie infradito sono più comode rispetto a stare a piedi nudi. Vado di sotto e vedo subito mia mamma, Amy Julia, e mio papà, Peter, la mia sorella minore Marilee che ha 4 anni e mezzo, e William, che ha solo 7 anni. Io ho 9 anni e mezzo.</p> <p style="text-align: justify;">Prepariamo la colazione. Mi piace mangiare un bagel con la crema di formaggio sopra e sui lati, con succo d'arancia e fragole.</p>
<p><em>Da Mariënkroon, in Olanda, una bella esperienza concreta di dialogo con i rifugiati</em></p> <p>È mercoledì mattina, hanno appena avuto la loro prima lezione di olandese. Entro nella sala da pranzo del Focolari Retreat Center e uno dei ragazzi, Zakaria, viene da me e mi chiede: ''Laura, come si dice 'Ikhou van jou' (olandese) in inglese?" Rispondo: "I love you" ("Io ti amo"). Lui sorride e dice: "Io ti amo di più!" Rido alla sua battuta ed entro in cucina. Mentre passo nella fila per il pranzo ricevo diversi 'Goedemiddag' (buon pomeriggio), e 'Dankjewel' (grazie). Il mio cuore scoppia di orgoglio e di gioia. Proprio di fronte a me vedo un mondo unito ed è pieno di speranza.</p>
<p><em>KABUL – In seguito al recente intensificarsi dei combattimenti nella provincia settentrionale afghana di Kunduz, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) sta fornendo assistenza alimentare alle persone sfollate.</em></p> <p>Oggi, il WFP ha cominciato a distribuire cibo sufficiente per un mese a più di 150 famiglie fuggite nella città di Mazar-e-Sharif, mentre si sta inviando altro cibo a quasi 950 famiglie sfollate nella città di Taluqan, nella provincia di Takhar. All’inizio di questa settimana, oltre 3 tonnellate di cibo sono state distribuite tramite l’Autorità nazionale di Gestione dei Disastri dell’Afghanistan (Afghanistan National Disaster Management Authority, ANDMA) a famiglie sfollate a Mazar.</p>
<p><em>Un premio attribuito alla società civile tunisina che ha saputo resistere nel varare una costituzione democratica senza rinnegare le radici culturali e religiose del Paese</em></p> <p>La motivazione non lascia dubbi: «Per il suo contributo decisivo alla costruzione di una democrazia pluralista in Tunisia dopo la rivoluzione dei Gelsomini del 2011». Si tratta di un premio attribuito alla società civile tunisina che, pur sottoposta a gravissime pressioni da parte delle forze più violente del radicalismo di matrice islamista, ha saputo resistere nel varare una costituzione democratica senza rinnegare le radici culturali e religiose del Paese.</p>
<p><em>L’insegnamento politico che attraversa tutto il pensiero di Igino Giordani. Una riflessione di Alberto Lo Presti, direttore del Centro Igino Giordani, a partire da alcuni passi de “L’inutilità della guerra”.</em></p> <p><strong>La pace è il risultato di un progetto: un progetto di fraternità fra i popoli</strong>, di solidarietà con i più deboli, di rispetto reciproco. Così si costruisce un mondo più giusto, così si accantona la guerra come pratica barbara appartenente alla fase oscura del genere umano. E Giordani la guerra la conosceva bene: vi aveva partecipato, nel primo conflitto mondiale, meritando un’onorificenza per una grave ferita riportata sul fronte austriaco. Ma non è solo l’orrore per il sangue e per la morte che deve indurre l’uomo a rifiutare la guerra come strumento per risolvere per risolvere i problemi di ordine internazionale. La guerra può essere pensata come naturale da quelle povere menti che postulano l’uomo come una macchina assetata di potere e pronta a scagliarsi contro un qualsiasi nemico per realizzare i propri sogni di potenza.
<p><em>Nella capitale del Congo/RDC, come in molti Paesi africani, l’accesso alle cure è costoso e non sempre immediato. L’esperienza di Aline, infermiera e biologa, che sceglie l’accoglienza prima di tutto.</em></p> <p><strong>«Un giorno stavamo chiudendo, quando alle 16.30 si presenta una mamma</strong> con un bimbo di circa 8 mesi, per un prelievo di sangue». Aline M. è infermiera e biologa nella clinica universitaria di Kinshasa. Nel Congo/RDC l’indice di natalità è elevatissimo, come anche quelli di mortalità e di mortalità infantile in particolare. La speranza di vita alla nascita e l’età media della popolazione sono molto basse.</p>
<p><em>La giustizia è requisito indispensabile per realizzare l’ideale della fraternità universale.</em></p> <p>[...]A tal fine bisogna assicurare il dominio incontrastato del diritto e l’infaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e all’arbitrato, come proposto dalla Carta delle Nazioni Unite, vera norma giuridica fondamentale. L’esperienza dei 70 anni di esistenza delle Nazioni Unite, in generale, e in particolare l’esperienza dei primi 15 anni del terzo millennio, mostrano tanto l’efficacia della piena applicazione delle norme internazionali come l’inefficacia del loro mancato adempimento.
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