<p><em>La campagna elettorale in corso. L’appello di Aung San Suu Kyi e la speranza di un vero cambiamento dopo anni di asfissiante dittatura militare. Il problema della frangia estremista del buddhismo theravadabirmano</em></p> <p>Il prossimo 8 novembre il Myanmar vivrà un momento che ci si augura possa rappresentare una svolta nella storia del Paese. Oltre 30 milioni di cittadini si recheranno alle urne per le elezioni che dovrebbero rappresentare “un vero cambiamento politico ed amministrativo” per usare le parole della signora Aung San Suu Kyi, leader storica e carismatica dell’opposizione al potere militare che da decenni controlla il Paese con pugno di ferro. Proprio la Aung San Suu Kyi ha lanciato la campagna elettorale con un messaggio sui social chiedendo, fra l’altro, alla comunità internazionale di vigilare affinché le elezioni si possano svolgere in maniera libera e veramente democratica.</p>
<p><em>Un flusso quotidiano di migliaia di migranti che varcano il confine ungherese diretti in Austria e Germania. Una situazione di emergenza che rende difficile la sua gestione. E poi la gente, in cui spesso vince il senso di umanità.</em></p> <p><strong>«Un dolore che incontriamo, sotto volti diversi, davanti alle nostre case e porte</strong>, ogni giorno», scrivono Viktória Bakacsi e László Vizsolyi, responsabili del Movimento dei Focolari in Ungheria, per esprimere quanto vivono in questo periodo. «Abbiamo ascoltato le parole di Papa Francesco, ed ora proveremo a capire come metterle in pratica ancora di più».</p> <p><strong>«Ormai da mesi – scrivono – il flusso di immigrati è continuo</strong>, tutti i giorni arrivano in Ungheria circa 2000 persone: famiglie con bambini, stanchissimi, disperati, anche ammalati, senza niente e spesso senza documenti e con la ferma volontà di proseguire verso la Germania o altra destinazione. Nonostante la confusione, tantissime persone si muovono e aiutano: organizzazioni ecclesiali così come associazioni civili».</p>
<p><em>Un villaggio alle porte della foresta dove l’ideale della fraternità si traduce in scelte concrete per il bene comune: una casa per gli ospiti, la banca del riso, il centro sanitario, la cura dei bambini. Il racconto di Gilbert.</em></p> <p><strong>7 kilometri addentrandosi nella foresta, dove si arriva a piedi o con un furgoncino</strong> (il <em>baka</em>) che supera tutte le buche di acqua e fango scavate durante la stagione delle piogge. Nel villaggio di Glolé, uno dei 18 del Cantone (nella regione del Tonkpi, a Man, nordovest della Costa d’Avorio), non c’è l’elettricità, di conseguenza neanche la televisione, non c’è internet, non ci sono negozi. Molti dei suoi abitanti sono stati toccati dall’ideale di fraternità di Chiara Lubich. Lo vivono nel quotidiano a partire dalla parola del Vangelo messa in pratica, e anche la struttura sociale e politica che li tiene insieme, viene gradualmente arricchita e illuminata da questa esperienza.
<p>Siamo i "Giovani per un Mondo Unito" e sentiamo urgente intervenire e fare qualcosa in questa situazione mondiale che stiamo attraversando. Spinti dalle esperienze di tanti, vogliamo proporre un progetto per incidere nelle nostre comunità, nei nostri Paesi anche presso le istituzioni, nei social media e dire a gran voce, tutta l’Opera insieme, coinvolgendo più persone possibile, che: ”VOGLIAMO LA PACE E L’UNITÀ FRA I POPOLI”.</p> <p>Quindi proponiamo a tutti di incominciare come primo passo, dall’<strong>11 Settembre 2015</strong> a:</p>
<p><em>Da aprile si è diffusa una nuova coscienza partecipativa nella popolazione. Dimissioni e arresti ai vertici del Paese centroamericano. Il contributo del Movimento politico per l’unità. #politics4unity</em></p> <p><strong>Lo scorso mese di aprile</strong> si è scoperta un’enorme truffa ai danni dello Stato da parte di funzionari del Servizio di Amministrazione Tributario (SAT) collusi con alti vertici della politica. La stretta collaborazione tra il Ministero Pubblico e la Commissione internazionale contro l’Impunità in Guatemala (CICIG) ha permesso di portare in giudizio per corruzione decine di persone implicate. Tra le più note la Vicepresidente. Questo ha provocato nei cittadini un’onda di indignazione mai vista negli ultimi 60 anni, che è andata crescendo.</p>
<p><em>Raggiungere entro il 2050 l’obiettivo del 100% delle energie rinnovabili. Questa la richiesta ai capi di stato di ciascun Paese promossa da Religions for Peace. Firma anche tu.</em></p> <p><strong></strong><strong>Il cambiamento climatico è una delle maggiori sfide morali del nostro tempo</strong>. I leader delle diverse religioni, si uniscono per sostenere una campagna mondiale, con l’obiettivo di <strong>raggiungere entro il 2050 l’obiettivo del 100% delle energie rinnovabili.</strong></p>
<p><em>Mentre continua il dramma nel Mediterraneo, delle persone che fuggono dalle guerre e la fame, in un comune di montagna del nord d’Italia, l'accoglienza si traduce in una rinascita della comunità e del territorio.</em></p> <p><strong>Cinque anni fa</strong> era inquadrato nelle classifiche tra i paesi con più alto tasso di “marginalità” sociale ed economica in Piemonte. Ma l’intera comunità ha imparato ad accogliere. <strong>Oggi, 30 profughi,</strong> quasi tutti africani oltre a una famiglia del Kosovo con tre bambini, vivono da otto mesi in un immobile di proprietà del Cottolengo.</p> <p>«<strong>Li abbiamo adottati</strong>», confidano due ultraottantenni sedute sulla panchina nella piazza del municipio. Lo avevano fatto anche durante la guerra, fa notare il presidente della “Pro Loco”, con gli ebrei e i partigiani. La Storia ritorna. <strong>Il sindaco Giacomo Lisa</strong> non ha dovuto convincere i 180 residenti del paese. Di questi solo 90 vivono a Lemie tutto l’anno.</p>
<p><em>L’escalation militare sventata in extremis tra le due Coree. Con l’accordo raggiunto dopo 3 giorni di negoziati nel villaggio di frontiera di Panmunjeom, Seul e Pyongyang hanno evitato un aggravarsi della crisi seguita ai recenti incidenti militari.</em></p> <p>“La Corea del Nord ha espresso il proprio rammarico per la recente esplosione di una mina antiuomo nella zona demilitarizzata in cui sono rimasti feriti due soldati sudcoreani” ha detto Kwan-jin, capo negoziatore sudcoreano e consigliere per la sicurezza nazionale della Presidente sudcoreana Park Geun-hye. “La Corea del Sud ha accettato di bloccare le trasmissioni di propaganda contro Pyongyang. La Corea del Nord ha accettato di porre fine all’attuale stato di guerra latente.”</p>
<p><em>Carmen, una volontaria presso il carcere nella regione orientale dell'isola caraibica, racconta il suo incontro con i «più poveri tra i poveri.» Il potere della Parola.</em></p> <p><strong></strong>"Dal 1994 ho lavorato nel Carcere Pastorale dell'Arcidiocesi di Santiago di Cuba, che comprende anche la città di Guantanamo. Insieme ad altri volontari provvediamo ai loro bisogni e a quelli dei loro parenti, perché queste persone sono davvero i più poveri tra i poveri.</p>
<p><em>70 anni fa, con il lancio della bomba atomica su Hiroshima (6 agosto 1945) e Nagasaki (9 agosto 1945), il mondo entrava nell’era nucleare: per la prima volta nella storia, l’umanità acquisiva la capacità di distruggere se stessa (nella foto, il cielo sopra Hiroshima, subito dopo l'esplosione della bomba).</em></p> <p>Poche settimane dopo, l’editoriale di America, la rivista dei gesuiti statunitensi, metteva a fuoco le domande etiche di fondo che la bomba atomica pone all’umanità: «nella sfera morale è chiaro che la bomba atomica ci mette inevitabilmente di fronte alla consapevolezza che quello che ci attende è o la fine di tutte le guerre o un futuro da incubo. I segreti della bomba, non importa quanto ben custoditi [...] verranno fuori. In un tempo non troppo lontano, la bomba sarà l'arma ordinaria di tutti i Paesi.
<p><em>Al compiersi del primo anniversario della tragedia dell'invasione della pianura di Ninive (Iraq) da parte dell'ISIS, la chiesa cattolica promuove una serata di preghiera a Fheis. Un momento di sollievo mentre l’emergenza continua.</em></p> <p><strong>Il 7 agosto scorso, la chiesa cattolica in Giordania ha voluto ricordare</strong>, con una serata ecumenica di preghiera, il tragico fatto avvenuto un anno fa, con il conseguente<strong> sfollamento di più di 100.000 cristiani.</strong></p> <p><strong><strong>«Più di 2000 fedeli</strong></strong>, in maggioranza iracheni rifugiati, hanno pregato con solennità e con un dolore profondo nel piazzale della chiesa di Fuheis», scrivono da Amman.
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