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Europa, è tempo di dialogo

 
29 Marzo 2019   |   Europa, Dialogo, Rivista Nuova Umanità
 
A cura di Sara Fornaro.

Su Facebook è partito un dibattito pubblico in vista delle prossime elezioni europee, promosso dal Movimento dei Focolari e rivolto a chi desidera confrontarsi senza manipolazioni. Intervista ad Alberto Lo Presti, tra i promotori della campagna “Europe: time to dialogue” e direttore della rivista Nuova Umanità.

Mancano due mesi alle europee del 26 maggio: elezioni non molto sentite, almeno in Italia, dove siamo passati dal 66,5% di votanti del 2009 al 58,7% del 2014. Con la crescita dei sovranisti e le difficoltà della Brexit, le prossime votazioni avranno però un peso politico – nazionale ed internazionale – molto grande, perché i nuovi europarlamentari contribuiranno a tratteggiare il profilo futuro dell’Unione europea: più aperta e accogliente o più concentrata sulle necessità dei singoli Paesi.

Gli ultimi fatti di cronaca, ad esempio gli incontri separati dei vari leader europei con il presidente cinese Xi Jinping, hanno evidenziato l’allentamento dei vincoli interni. Affinché la tenuta dell’Unione sia assicurata e il sogno di un continente unito e solidale non naufraghi, va dunque riaggiustata la rotta, che vogliamo” delle associazioni che aderiscono a Retinopera.

Sui social network, nuovo luogo di incontro – a tratti violento –, c’è anche chi propone un dialogo più profondo: è il caso di Europe: time to dialogue (Europa: tempo di dialogo), campagna promossa dal Movimento dei Focolari, di cui parliamo con il politologo Alberto Lo Presti. Di fronte ai tentativi di manipolazione del consenso, chiarisce il direttore della rivista Nuova Umanità, discutere, fare chiarezza, è una necessità democratica.

Lo Presti, che cos’è Europe: time to dialogue?

È una campagna sui social network, su Facebook in particolare, per intervenire nel dibattito pubblico in occasione delle prossime elezioni del Parlamento europeo iniettando nella discussione elementi della cultura dell’unità e dell’Ut omnes (l’espressione “ut omnes unum sint” deriva dalla preghiera di Gesù “Che tutti siano una cosa sola”, ndr). Siccome ci sono delle tentazioni neo-sovraniste e il ritorno a posizioni fortemente nazionaliste, quelli che hanno la vocazione all’unità non possono rimanere indifferenti, né neutrali.

Perché una campagna su Facebook?

I social network sono delle “praterie” in cui furbi e furbastri si insinuano per cercare di manipolare e influenzare il consenso: ce lo dicono gli esperti attraverso tanti dati e tante ricerche. Tutto questo interpella la democrazia e le nuove modalità di partecipazione. È evidente che ci sono dei gruppi di interesse che ambiscono a un disordine mondiale per avere mano libera nel perseguire i propri interessi e per realizzare ciò seminano zizzania, scompaginando i disegni d’unità politica e d’integrazione tra i popoli. Intervenire sui social network significa assecondare le logiche della democrazia: chiunque potrà intervenire, dissentire, aderire. Riteniamo decisivo che non si lascino i social network nelle mani dei fomentatori dell’odio politico.

Parliamo di fake news, false verità e così via?

E dei troll russi, aggiungerei. L’azione manipolatoria compiuta da questi soggetti anonimi e provocatori è oggettiva, è stata ampiamente e scientificamente studiata e riconosciuta. Non è una semplice opinione.

Come si concretizza la vostra campagna?

Siccome un’Europa più solidale, più unita, è oggi in discussione, vogliamo innanzitutto mostrare come essa sia stato il sogno e l’ispirazione di tanti grandi protagonisti della storia. Innanzitutto di coloro che hanno vissuto e operato per l’unità del mondo, e quindi riporteremo brevi pensieri di Chiara Lubich, Igino Giordani, Pasquale Foresi, Klaus Hemmerle, e altri come De Gasperi, Schuman, Adenauer… Cercheremo anche di attualizzare il loro messaggio con alcuni commenti che incontrano le sfide di questi giorni, verso le elezioni europee.

Qual è il vostro obiettivo?

Sono molteplici. Primo, cercare di far partecipare al voto tutti o il maggior numero possibile degli aventi diritto. Secondo: evitare di cedere alle lusinghe dei neosovranisti. Terzo: rinforzare l’immagine dell’Europa con valori specificamente nostri, come unità, bene comune, solidarietà, cooperazione…

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