“Sorelle di dolore”: la madre di un terrorista e la sorella della vittima, dalla tragedia al perdono
Che cosa succede quando il dolore altrui si mette accanto al proprio? Il libro Sorelle di dolore racconta il coraggioso incontro tra due donne divise dalla tragedia, pronte ad aprire una breccia di pace dove c’erano solo macerie.
Ci sono storie, come quella nel libro Sorelle di dolore, capaci di trasformare la follia in comunione, il dolore in speranza. Storie capaci di trasformare la divisione più profonda in unità e in un incontro carico di frutti. La violenza inaudita in pace, perdono e dialogo.
Ci riesce la storia di due donne, Roseline Hamel e di Nassera Kermiche, raccontata nel bel libro Sorelle di dolore, di Samuel Lieven. Hamel è la sorella di Padre Jacques Hamel, assassinato nel 2016 nella sua chiesa in Francia, a Sant’Etienne, da due giovani jihadisti mentre celebrava la messa. Kermiche è la madre del terrorista che ha ucciso il sacerdote, e che a sua volta è rimasto vittima nell’attentato, ucciso insieme al suo complice.
“Sorelle di dolore”: il rischio saggio di un’altra strada
Insieme, Roseline Hamel e Nassera Kermiche, hanno messo in fuga l’odio e la separazione, hanno detto a entrambi che non l’avrebbero avuta vinta. Hanno unito il loro dolore e lo hanno trasformato nel suo contrario: in bellezza coraggiosa. Lo hanno fatto parlandosi, poi incontrandosi dal vivo, con le loro fedi e culture diverse. Insieme, hanno allevato il perdono, si sono fatte, appunto, sorelle di dolore, ma anche di speranza.
Scrive lo stesso Samuel Lieven, nel prologo di questo toccante libro: «La storia avrebbe potuto fermarsi lì. Sarebbe stata sconfortante, come tutti gli attentati compiuti in nome di un improbabile dio che uccide. Ma sorella e madre hanno scelto di scriverne il seguito insieme, contro ogni logica di odio e risentimento. Hanno preferito rischiare un’altra strada, perché da essa dipende la loro vita, e la nostra».
“Non posso lasciarla da sola perché sta soffrendo più di me”
Un’efficace sintesi del libro Sorelle di dolore, è offerta dall’autore della prefazione, il Cardinale Pierbattista Pizzaballa. «Il suo cuore non è il martirio di Padre Jacques Hamel – spiega – ma ciò che accade dopo. È l’umanità che resiste sotto le macerie». Quell’umanità che respira sempre più forte, tra le pagine di questa storia al femminile, una storia di donne e di madri, di ascolto, di fragilità, di resilienza ed empatia, per la capacità di mettere il dolore dell’altro accanto al proprio.
Nei giorni del recente Meeting di Rimini, in un incontro intitolato “Il dolore, l’amicizia e la speranza”, Nassera e Roseline hanno dialogato sul Sorelle di dolore e sulla storia che racconta, sedute una accanto all’altra davanti a moltissime persone. Tra i pensieri più potenti espressi dalle due donne, ce n’è stato uno di Roseline. Che ha ricordato come, nel mezzo del proprio lutto, si sia fermata a riflettere sulla figura di Maria, la madre di Gesù, come simbolo universale del dolore materno di fronte alla tragedia. Nel chiedersi quale donna potesse portare oggi una pena più grande della sua, il suo pensiero è andato direttamente a Nassera.

«Donna che non conoscevo, madre come me, con dei figli. Mi sono detta, Dio mio, se fossi io questa madre, con un figlio che ha commesso un atto così orribile, che dolore proverei? Ho immaginato la sofferenza di questa donna e madre, il senso di colpa che poteva avere, gli sguardi di disprezzo con cui poteva essere guardata. Magari perde il lavoro, la fiducia dei colleghi, degli amici. No, non posso lasciarla da sola perché sta soffrendo più di me».
«È da tempo che l’aspetto», e quel biglietto…
Roseline ha contattato Nassera, che ha accolto quel gesto come «un soffio di vita». Hanno iniziato a parlare. Prima al telefono, sempre di più, fino a che si sono incontrate. «E’ da tempo che l’aspetto», disse Nassera a Roseline alla vigilia del loro primo incontro.
Insieme, come racconta Sorelle di dolore, sono andate sulla tomba dell’attentatore Adel e qui Rosaline ha lasciato un biglietto:
«Adel. L’anima di mio fratello mi conduce fino a te: è una testimonianza del suo perdono. La fede dei credenti è speranza. Il perdono è la via della pace. Prego il Dio di Abramo, padre di tutti i credenti, che tu possa trovare pace. Che ti accolga col suo spirito di bontà e di misericordia. Uno spirito malefico ti ha rubato l’anima, con il perdono che ti offro imploro padre Hamel, e il Dio di amore, perché riconoscano in te, l’anima di un figlio sensibile e amorevole. Grazie a Dio e pace agli uomini di buona volontà».

C’è la parola amore, in questo biglietto e in tutta questa storia. L’amore che fa muovere il mondo, al contrario dell’odio che lo atterra e lo spegne, lo degrada. C’è l’amore che Roseline ha legato alla «sua nuova responsabilità», come leggiamo in un passaggio toccante di Sorelle di dolore: quella di «far risplendere la vocazione di suo fratello diversamente da quando era in vita».
“Non sono venuta per sentirmi chiedere perdono”
Samuel Lieven parla chiaramente di messaggio universale d’amore, nell’agire di queste due donne sofferenti e straordinarie, capaci, nonostante la sofferenza, di aprire «una breccia nel futuro».
Scrive Nassera Kermiche, in un frammento di Sorelle di dolore posto nella controcopertina: «Dovevo chiedere perdono alle vittime e alla famiglia di Padre Hamel. Perdono per mio figlio perchè voglio credere che, se fosse sopravvissuto, lui stesso avrebbe chiesto perdono».
Le risponde, idealmente, sempre con un frammento del testo poggiato sul retro del libro, Rosaline: «Non sono venuta per sentirmi chiedere perdono, ma perché insieme proviamo ad affrontare il nostro dolore di sorella di madre».