Arte e impegno sociale

Odissea, di Christopher Nolan: Ulisse e la necessità di un’alba nuova

by Edoardo Zaccagnini

Odissea, di Christopher Nolan: Ulisse e la necessità di un’alba nuova
The Odissey - Credits: UPI Media

Riflessioni su pace, guerra, dialogo, violenza, potere, incontro e “regola d’oro”, dopo aver visto Odissea di Christopher Nolan.

L’Ulisse di Christopher Nolan, nel suo nuovo film Odissea, non si sente un eroe. Non è mosso dal desiderio di tornare in patria da vincitore. Non il trionfatore, il leader, gongolano in lui. Altri fantasmi invadono la mente di questo Ulisse accigliato, provato, mesto: sono i pensieri di un uomo prima che del mito, i sentimenti di una persona del nostro tempo, fragile, spaesata, con un senso di bellezza e di giustizia in fondo all’anima, ma sfocato, torbido, sfuggente, schiacciato e nascosto dagli idoli e dal male che si frappongono tra la nostra vita e il nostro desiderio di piena umanità.

Il dolore di Ulisse

È il dolore di aver visto da vicino, da dentro, la guerra che uccide uomini e civiltà, a far male all’Ulisse di Christopher Nolan. È la violenza che seppellisce il dialogo, lo scambio di saperi, l’incontro, a indebolire il personaggio interpretato da Matt Damon. Con l’aggravante di aver trafitto il nemico con l’inganno, con l’artificio del cavallo che non esalta il concetto di astuzia, ma alimenta angosciosamente il rimorso per la menzogna e la slealtà.

La legge di Zeus e la regola d’oro

L’Ulisse di Nolan silenziosamente soffre, sempre più consapevole che senza il rispetto di una legge fondamentale, l’uomo non può essere felice. Non va da nessuna parte: si perde e svanisce distruggendo tutto intorno a sé.

The Odissey - Credits: UPI Media
The Odissey – Credits: UPI Media

Senza questa legge, l’essere umano è perduto. Si ritrova nello stato animalesco a cui la maga Circe, in una delle sequenze più disturbanti ma anche efficaci del film, dà immagine chiara e diretta, trasformando i soldati in bestie.

Questa legge, nel magnetico film di Nolan, viene indicata come «legge di Zeus», mentre, nella sapienza di diverse culture e religioni, è ritenuta preziosa fino a essere definita “regola d’oro”.

È una legge semplice e antica: «fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te». Una verità così profonda che, non a caso, è scritta nei testi che sostengono tutte le religioni.

La domanda di Ulisse

Questa legge diventa domanda sotterranea e dubbio lacerante nell’interessante Ulisse/Odisseo di Nolan. L’ho rispettata? Si chiede. No! Sa di non averlo fatto. Dice di aver infranto quella legge di Zeus che porta gli uomini ad essere ospitali e accoglienti, produttori di incontro e scambio, di pace e crescita comune. Costruttori di civiltà.

Il pericolo del popolo del mare

Chi non lo fa, come Ulisse (al pari di Agamennone che aggredisce i troiani per privilegio personale, per il piacere del dominio, ben oltre la questione di Elena), diventa ciò che nel film viene chiamato «popolo del mare». Ovvero scontro, invasione, minaccia che crea angoscia, sangue, divisione. Esercizio insano del potere che trova, in questa Odissea infedele a Omero (ma potente in molti punti) sintesi efficace quando Ulisse e i suoi soldati vengono respinti, distrutti, annientati, ciecamente e disumanamente, dal popolo dei Lestrigoni: robot senz’anima.

Un po’ come Agamennone, nascosto nella sua maschera scura e metallica. Gigantesco nella sua armatura e “cieco” quando si apre il portone di Troia e la sopraffazione può iniziare a dilagare.

Il vecchio e il nuovo Ulisse

Ulisse è sospeso tra il bisogno e la memoria di una civiltà che pone alla sua base la legge di Zeus, e l’istinto verso una guerra che porta alla disumanizzazione alimentata dall’esercizio della forza.

The Odissey - Credits: UPI Media
The Odissey – Credits: UPI Media

Lentamente, egli forma una nuova coscienza, attraverso il lungo viaggio di ritorno con Athena (Zendaya) spesso accanto a lui e la perdita di tanti suoi compagni, a cominciare da Euriloco.

È il Nostos drammatico fino alla solitudine e all’entrata in una sorta di coma emotivo, con l’oblio fornito da Calipso a Ogigia.

Dopo questo tempo di stasi, in qualche modo di recupero, riparte in Ulisse l’elaborazione del passato e del futuro. La ricerca di senso continua fino ad Itaca, attraverso il viaggio interiore di Ulisse/Odisseo passato anche per il dialogo coi morti.

Qui, in un’altra delle sequenze migliori del film, il protagonista recupera la necessità della memoria degli altri, sente ancora più importanti le vite di chi ha sofferto, di chi ha subito violenza anche a causa sua. Di chi, in nome dell’assurda guerra, ha pagato con la morte. Ulisse sente di dover restituire loro qualcosa, e continua a cambiare.

La nuova alba necessaria

È un’altra tappa del suo doloroso navigare fino al porto in cui ritiene necessaria «una nuova alba che sorgerà sul mondo oscurato». Non è il potere che salva l’uomo, non è la conquista, sembra dirci questo Ulisse appena sorto, ma l’unità tra i popoli, lo sguardo reciproco per il bene comune, la consapevolezza che ogni vita conta, va difesa nella dignità e nella bellezza, nella fragilità. Attraverso la regola d’oro che lastrica la strada della pace.

The Odissey - Credits: UPI Media
The Odissey – Credits: UPI Media

Perciò Ulisse lascerà di nuovo Itaca, stavolta insieme a Penelope (Anne Hathaway), per andare ad omaggiare le vittime della violenza e dell’atrocità commesse anche da lui. Per provare a costruire un mondo nuovo più luminoso del precedente.

Il mare nuovo di Ulisse

Attraverso la memoria, insieme alla coscienza e al dolore, Ulisse è nuovamente in viaggio. Sempre sullo stesso mare, ma ora in altra direzione: verso una via nuova, appunto, sulla grande pianura d’acqua che non deve essere lo spazio da cui arriva il male bruto e animalesco, ma il ponte su cui i popoli, coi loro arrivi, le loro navi, i loro sbarchi, mettano insieme le rispettive sapienze e le fondano, moltiplicandole, arricchendole.

L’Ulisse di Nolan e il nostro tempo

Un uomo nuovo sta lottando per nascere, nell’imponente opera di Nolan, e con lui, forse, nuovi – stavolta positivi – popoli del mare. Ecco, allora, che l’Ulisse del regista inglese diventa figura  contemporanea in un mare – il Mediterraneo, ma non solo – che può accogliere o respingere. In un tempo, il nostro, delle guerre che incendiano tanti luoghi del mondo e di diversi, moderni Agamennone pronti a colpire.

Un tempo in cui ognuno di noi ha il compito di produrre la sua alba nuova. Ogni giorno, dove può, come può, ogni volta che può, come questo bel film, a modo suo, ci ricorda di fare.