“L’amore verso il prossimo diventa il fondamento di una società più giusta”
Stefano Zaffino, autore di Fraternità e Profezia: Il pensiero di Igino Giordani nel solco dell’enciclica Fratelli tutti, riflette sulla fraternità come risposta ai conflitti e alle divisioni del mondo contemporaneo.
Come può United World Project non soffermarsi su un libro che ha nel titolo la parola “Fraternità”? Come può non attirare la nostra attenzione, un testo il cui sottotitolo recita: Il pensiero di Igino Giordani nel solco dell’enciclica Fratelli tutti? Per questo, di fronte all’opera scritta dal giovane Stefano Zaffino, edita da Tau e intitolata Fraternità e Profezia, ci è parsa un’opportunità, dialogare con l’autore.
Il suo libro mette in qualche modo in relazione il pensiero di Igino Giordani – cofondatore del Movimento dei Focolari insieme a Chiara Lubich, con quello del papa Francesco, pontefice scomparso poco più di un anno fa, in un contesto globale di continue tensioni politiche e conflitti.
Fraternità e Profezia: Il pensiero di Igino Giordani nel solco dell’enciclica Fratelli Tutti
La domanda di fondo, allora, che forse contiene anche una risposta, è la seguente: «Quale ruolo, il cristianesimo, e certi grandi esempi umani di cristianità, possono svolgere per un mondo nuovo, dove la pace, e appunto la fratellanza, siano realtà più visibili che invocate?
Le pagine di Fraternità e Profezia ci parlano di una soluzione, di una sorta di antidoto a questa crisi: di una medicina sociale chiamata fraternità, che se applicata alla società civile, alla politica intesa nel senso più alto del termine, ovvero come servizio da offrire al prossimo, può modificare i rapporti tra uomini e popoli, fino a considerare l’altro come fratello.
Igino Giordani ci dona queste parole attraverso “Il messaggio sociale del cristianesimo”: «Il cristianesimo imparenta con Cristo e, per lui, con Dio, col primo grado di parentela, che è la fraternità». Perciò, leggiamo nella brochure del libro di Zaffino, «ripercorrendo uno dei brani della Bibbia in cui si narra l’episodio di Caino e Abele, la nostra risposta non sarà più quella di Caino: “Sono forse io il custode di mio fratello?”, ma finalmente sapremo prenderci cura l’uno degli altri».
Per tutti questi motivi, dunque, abbiamo deciso di parlare con Stefano Zaffino (laureato in Scienze religiose presso l’Istituto superiore “Don Tonino Bello” di Lecce, e docente della Religione Cattolica) di questo suo interessante testo. Lo abbiamo fatto partendo dall’inizio.
Stefano, com’è nata l’idea di questo bel libro?
Il libro nasce come un elaborato di tesi durante gli anni della mia laurea magistrale in Scienze religiose. In questo tempo, di circa due anni, ho conosciuto la figura di Igino Giordani, supportato dal professore don Antonio Bergamo (anche autore della Prefazione del libro, Ndr): docente e direttore dell’ISSRM. Fraternità e Profezia, però, nasce anche, e soprattutto come antidoto alla violenza dei nostri giorni, nei quali, ormai quotidianamente, si reputa il fratello un avversario da sconfiggere.

Come hai unito il pensiero di Igino Giordani all’enciclica “Fratelli tutti”?
Igino Giordani e papa Francesco parlano la stessa lingua: quella dell’amore. Se si parla di amore si parla sicuramente di un concetto universale. Entrambi, seppur in periodi differenti, affrontano il tema della fraternità. Giordani, come risposta ai totalitarismi del Novecento che avevano fatto sprofondare l’umanità nella sofferenza e nell’odio. Per Papa Francesco, la fratellanza assume un valore globale, in grado di creare un nuovo ordine mondiale basato sulla pace e la fratellanza.
Cos’hai scoperto di Igino Giordani durante questo viaggio e quanto il suo pensiero, il suo insegnamento, la sua testimonianza, sono ancora attuali?
Giordani è ancora attuale perché la fraternità non è mai scontata o il suo valore superato. In un mondo lacerato da divisioni, l’amore verso il prossimo diventa il fondamento di una società più giusta, ma soprattutto ci ricorda che ciascuno può diventare il custode del proprio fratello o sorella.
Quanto, il tuo libro, più o meno indirettamente, parla anche di Chiara Lubich?
L’incontro con Chiara Lubich è stato decisivo per la vita di Igino Giordani: attraverso lei, lui ha scoperto un nuovo cristianesimo. Fino a quel momento, aveva vissuto un cristianesimo sociale, mentre Chiara aveva anche un profilo mistico spiccato, con una grande sensibilità alla vita interiore e comunitaria. Entrambi condividono la dimensione della fratellanza, perché ciascuno è fratello e figlio di un unico Padre.

Sulla scelta del titolo Fraternità e profezia. Come nasce?
Ho scelto questo titolo perché fraternità e profezia sono due parole che possono essere accostate alla dimensione umana. La fraternità riguarda i legami tra gli esseri umani e aiuta nella cura reciproca e nella solidarietà. La profezia non è previsione del futuro, ma è la capacità di vivere il tempo presente denunciando tutto ciò che disumanizza. È anche la capacità di richiamare a una verità più profonda.
Il tuo libro ha avuto una presentazione ad Andria. C’è stato qualcosa che ti ha colpito in modo particolare della serata?
In questi mesi ho avuto il privilegio di vivere diversi momenti di presentazione del libro: ho iniziato a San Pietro Vernotico, nella parrocchia San Giovanni Bosco, dove ho mosso i miei primi passi da cristiano. Qui ho potuto incontrare di nuovo tante persone che mi hanno visto crescere e maturare nella fede. Ad Andria, invece, ho conosciuto tante altre persone fantastiche, e mi ha colpito, nonostante non ci fossi mai andato prima, tanta adesione e partecipazione. Conservo bei ricordi e sono ancora più convinto, dopo questa esperienza, che la fraternità sia possibile anche nel nostro tempo complesso.