Rete Lampedusa: cambiare la “narrazione tossica” sulle migrazioni per raccontare la verità
Rete Lampedusa promuove un nuovo modo di affrontare la migrazione, contrastando pregiudizi e discorsi d’odio per favorire una narrazione fondata sulla verità, sulla dignità umana e sui diritti delle persone migranti.
Pietro Bartolo parte da un’opera d’arte di Mimmo Palladino per parlare del progetto Rete Lampedusa: un network nazionale realizzato insieme ad Agostino Sella, Presidente di Don Bosco 2000, per raccontare in modo diverso le migrazioni e i migranti.
L’opera d’arte vicino alla quale si muove Bartolo, si chiama Porta d’Europa ed è poggiata nel lembo più a Sud dell’isola di Lampedusa, e di conseguenza dell’Italia e dell’Europa stessa.
È l’11 luglio 2026, quando Pietro Bartolo, per più trent’anni medico di primo soccorso proprio a Lampedusa, dove ha toccato con mano il dolore delle migrazioni, realizza questo video davanti all’opera di Palladino, che «rappresenta – dice lui stesso – la Storia della migrazione».

Il video nasce per parlare di un progetto che verrà presentato ufficialmente pochi giorni dopo, con l’obiettivo di cambiare il modo di considerare il tema dei migranti: portarlo oltre gli interessi politici e tornare a riempirlo di dignità e umanità.
Rete Lampedusa: narrare per la verità
Davanti a quella porta, Pietro Bartolo spiega che Rete Lampedusa «mette insieme diverse associazioni per parlare con una voce unica», per raggiungere obiettivi concreti come quello di «creare corridoi lavorativi» per i migranti. Parla dell’importanza di raccontare la migrazione in modo costruttivo.
Rete Lampedusa viene presentata ufficialmente il 15 luglio del 2026, a Roma. A margine dell’incontro, avvenuto nell’Istituto Maria Ausiliatrice delle Salesiane di Don Bosco, alle telecamere di Cittanuova.it Pietro Bartolo ha parlato di una «narrazione tossica» portata avanti sui migranti, fomentatrice di «un clima di odio, rancore, pregiudizi nei confronti di persone mai viste negli occhi». Da qui l’importanza di «cambiare la narrazione e raccontare la verità», per parlare al meglio di vite che «scappano da guerre, miseria, cambiamenti climatici».
Bartolo ha parlato di una «migrazione che va governata con intelligenza, razionalità, lungimiranza e anche umanità, visto che si parla di persone, di esseri umani». Rete Lampedusa si attiva nei «percorsi regolari che possono evitare i trafficanti di esseri umani e le morti in mare».
Rete Lampedusa, leggiamo sul sito, «riempie il vuoto con competenza e umanità, unendo terzo settore, mondo ecclesiale e società civile in un unico movimento culturale e operativo nazionale.
Pietro Bartolo, riflessioni e domande di un uomo raccontato anche nei film
Si pone con grande umanità una domanda, Bartolo, sempre nell’intervista a Cittanuova.it: «Ma tu, Pietro, fai quello che dovresti fare?». Poi spiega il senso del quesito: «Perché mi sento una grande responsabilità, più degli altri. Perché io so cosa succede, io ero là in trincea, a Lampedusa, e so come stanno le cose».
Il lavoro di Pietro Bartolo a Lampedusa è stato raccontato anche da due film: il primo è un documentario di Gianfranco Rosi, dal titolo Fuocoammare, che ha vinto l’Orso d’oro al Festival di Berlino; il secondo si intitola Nour ed è diretto da Maurizio Zaccaro.
Qui, il protagonista interpretato da Sergio Castellitto, in una delle tante sequenze toccanti del film, dice queste parole: «Mi piace immaginare l’umanità come un unico corpo: se ti fa male un braccio, un ginocchio, anche il resto del corpo non può stare bene. Se una parte dell’umanità soffre, il resto dell’umanità non può stare sereno».
È una frase che riprende i versi antichi del poeta persiano Saadi di Chiraz, leggibili anche sul palazzo di vetro dell’Onu. È una frase importante perché parla di umanità e di un unico paese. Parla di reciprocità, di relazione e incontro che diventano scambio, di una solidarietà tra esseri umani che produce il beneficio di ognuno.
Rete Lampedusa: “Il Mediterraneo è un cimitero”
Sull’home page del sito si legge un testo intitolato: “Il coraggio della verità contro la contabilità dell’orrore”.

Nella prima parte, si parla tragicamente del Mediterraneo: «Il Mediterraneo è un cimitero. Non si tratta di una metafora letteraria, né dell’ennesimo slogan politico, ma della realtà fisica, documentata e ineludibile con cui l’Europa convive ogni giorno. Dal 1991 a oggi, oltre cinquantamila persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere il nostro continente, e più di trentacinquemila sono i morti e i dispersi registrati dal 2014, tra cui almeno quattromila bambini. Questa tragica contabilità dell’orrore rappresenta tuttavia solo la superficie di un silenzio ancora più profondo, popolato da barche fantasma e naufragi senza testimoni.
Poi, il testo spiega l’importanza di Rete Lampedusa in un contesto così serio e drammatico: “Di fronte a un’Italia e a un’Europa paralizzate — divise tra la retorica urlata dell’invasione usata come capitale elettorale e il silenzio tattico di chi teme di perdere consenso — Rete Lampedusa nasce esattamente per rompere questa inerzia e dare voce a chi esige verità e pragmatismo”.
Questo testo rappresenta la prima parte del manifesto di Rete Lampedusa, interamente leggibile sul sito.