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La pace tra le onde: I Bambini di Gaza

 
12 Aprile 2024   |   Gaza, Film,
 
I bambini di Gaza_cortesia Agenzia BOOM PR
I bambini di Gaza_cortesia Agenzia BOOM PR

La storia di un’amicizia più forte della guerra. L’incontro, il dialogo, il legame tra un bambino palestinese e uno israeliano, uniti dalla passione per il surf. La storia raccontata nel film ‘I bambini di Gaza’: un film sulla speranza e su un futuro di pace. Un film apprezzato da Papa Francesco.

C’è un film, al cinema, dal titolo I bambini di Gaza, opera prima dell’italo-americano Loris Lai. Racconta l’amicizia tra un bambino palestinese e uno israeliano, nella striscia di Gaza durante la seconda intifada, quella del 2003. Il lungometraggio è liberamente tratto dal romanzo sulle Onde della libertà, di Nicoletta Bortolotti, del 2015, e parla di speranza e di incontro, di condivisione e di futuro in un contesto impregnato di odio, di violenza e di paura.

Lo fa attraverso un (non semplice) equilibrio tra realismo e metafora, con una doppia storia di formazione dentro uno spazio marcato, estremamente definito, profondamente significativo, in questo momento più che mai intriso di dolore. E’ anche, però, in qualche modo, un film compatibile con l’astrazione, I bambini di Gaza. Se non altro con l’estensione, con il desiderio universale di dire stop a ogni conflitto e sanguinosa divisione.

È la storia di Mahmud, un ragazzino palestinese di 11 anni, che vive a Gaza tra le bombe, le macerie e le sirene, con sua madre vedova di un combattente, e di Alon, un suo coetaneo ebreo. Un ragazzino che con Mahmud condivide la passione per il surf. Se attraverso quest’attività, infatti, il giovanissimo palestinese costruisce un sentiero mentale di ossigenante fuga e di libertà dal doloroso quotidiano in cui si trova, un giorno, sulla stessa spiaggia in cui solitamente si reca, compare – quasi lampeggiando, con fare estremamente discreto – un altro ragazzino come lui: Alon, appunto, con la stessa fanciullesca ambizione di Mahmud, con la sua stessa attrazione per le onde, con la sua stessa solitudine, in qualche modo.

Alon surfa silenzioso, prima di tornare nell’insediamento ebraico oltre i posti di blocco della città e di porre domande enormi a suo padre: «Quando finirà?», gli chiede per esempio, e il genitore gli risponde: «Un giorno dovremmo affrontare due possibilità diverse di futuro. Quella in cui loro non esisteranno più o quella in cui noi non esisteremo più». Alon non ci sta ed insiste: «Non può esserci un terzo futuro nel quale finirà tutto bene?». «Che le tue parole arrivino a Dio», conclude suo padre indicando il cielo.

Quel futuro – sognato, desiderato, necessario – è il tema sottilmente poetico del film, visto che lentamente, quasi cavalcando questa silenziosa speranza, cresce l’amicizia tra due giovani vite educate alla distanza, alla separazione, al dissidio. Fiorisce un legame accompagnato dalla paura, dal sentirsi quasi in colpa per la disobbedienza alle regole.

Controcorrente, Mahmud e Alon, con il sostegno di Dan, un ex campione di surf rimasto a Gaza per combattere le sue delusioni, le sue ferite, il suo dolore e le sue fragilità, attraversano questo confine mentale attraverso lo strumento universale dello sport: un linguaggio che avvicina, che soffia sui confini e le diversità, che fa sentire sulla stessa barca.

I due bambini si addentrano in una dimensione esterna, per certi versi metaforica, simbolica, certamente nuova e appunto libera: quella dell’acqua, in continuo movimento, di un mare sfuggente alla stasi dolorosa che è il paesaggio drammatico del film.

Compiono una scelta autonoma, Mahmud e Alon, in un luogo in cui farlo è difficile. E’ quindi un omaggio al loro piccolo grande coraggio, alla loro ricerca di una strada luminosa, questo film che vuole anche descrivere le conseguenze di quella, e di altre situazioni di guerra, nei giovanissimi. Non c’è uno schieramento verso uno o verso l’altro; si respira invece un desiderio di pace e di qualcosa che rompa il meccanismo di morte.

I bambini di Gaza è stato apprezzato da Papa Francesco, che dopo averlo visto (è scritto sul comunicato stampa) ha detto: «Questo film con le voci piene di speranza dei bambini palestinesi e israeliani, sarà un grande contributo alla formazione nella fraternità, l’amicizia sociale e la pace».

Mahmud e Alon, con il loro sguardo rivolto futuro, con i loro gesti e il loro impegno, col loro faticoso desiderio di imparare, ci mostrano un’idea di futuro in cui dominano l’incontro e la speranza.


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