Festival Re-Imagine Peace, da Firenze un inno alla pace
Un festival di tre giorni ha fatto di Firenze la Capitale della pace. Per i luoghi scelti, i temi e i personaggi che vi hanno partecipato, la manifestazione è risultata un forte incoraggiamento a guardare quelle luci oramai inevitabili.
Chi guarda Firenze dalla Basilica di San Miniato al Monte, non può che ricavarne un senso di gratitudine per la bellezza che viene offerta: guardare la città dall’alto, da una delle sue angolazioni più suggestive, senza pensare ai problemi di traffico, dei cantieri aperti, della crisi abitativa, ai problemi legati all’over tourism che allontana, dell’eventuale sporcizia o la difficoltà nella gestione dei rifiuti; senza avere davanti le problematiche sociali e umane di qualunque città. Da San Miniato al Monte, si vede soltanto la luce che emerge dalle finestre. I problemi ci sono ma è lo sguardo che fa la differenza.

Festival Re-Imagine Peace: tre giorni di dialogo, arte e riconciliazione
Potremmo riassumere così l’esperienza che la città di Firenze, ma simbolicamente il mondo intero, ha fatto con il Festival Re-Imagine Peace, dal 10 al 12 Luglio: il Capoluogo fiorentino è stato davvero una capitale di pace e di fraternità, con un programma di eventi che ha toccato varie parti della città: dalla Chiesa di San Salvatore al Monte alla Badia Fiorentina, dall’ Anfiteatro del Parco delle Cascine alla Manifattura Tabacchi, al Teatro Nazionale fino appunto alla Basilica di San Miniato al Monte che è stato il punto di arrivo di una suggestiva camminata interreligiosa per la pace. Luoghi della vita sociale, civile, religiosa della città che si sono intrecciati in percorsi fisici e umani per provocarla la fraternità, quasi per gridare a tutti che si, i problemi ci sono, le luci non nascondono le ombre e anzi, forse, le sottolineano. Ma le ombre è possibile percorrerle insieme per arrivare a una luce che è di tutti, è per tutti. E la luce si chiama pace.
E allora via con i concerti, il cinema, gli incontri, i dibattiti e gli approfondimenti culturali, le performance, i momenti di dialogo, le esperienze aperte alla città e al pubblico: toccante quella di Bushra Awad e Robi Damelin, due madri — una palestinese e una israeliana — che hanno perso i propri figli nel conflitto e, dal profondo del loro dolore, hanno scelto un impegno comune per la riconciliazione e la pace. O come quella dell’imprenditore israeliano Maoz Inon, che con il palestinese Aziz Abu Sarah, è testimone dell’alternativa all’odio.

Ogni momento è stato pensato come occasione di ascolto e confronto per dire che sì, la pace è possibile. Tutto alla presenza di artisti, scrittori e registi provenienti da varie parti del mondo e in particolare israeliani, palestinesi e italiani, attivisti per la pace e la partecipazione del patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, intervenuto al grande concerto finale di domenica 12 Luglio al Parco delle Cascine; il cardinale ha invitato tutti a uscire “dalle narrazioni che ci rassicurano”, ad “aprire i confini e le porte”. La pace è “un esercizio dell’immaginazione anche per vedere nell’altro una persona”. Quello stesso esercizio di luci e ombre di cui sopra…
Firenze, una città che sceglie il dialogo
Il progetto è partito infatti da un presupposto semplice: mettere al centro l’esperienza umana, l’ascolto e la possibilità di condividere storie, sensibilità e prospettive differenti attraverso l’arte e la cultura. In questo percorso Firenze ha rappresentato il contesto ideale raccogliendo l’eredità civile di figure come Giorgio La Pira e Mario Primicerio. È poi servita l’intuizione di un’artista, l’israeliana Noa che, insieme a Gil Dor e all’artista palestinese Mira Awad, ha curato la direzione artistica della manifestazione. È lei che ha pensato a Firenze dopo aver conosciuto la straordinaria figura del sindaco La Pira e aver sperimentato come la città da anni sia luogo di collaborazione tra le comunità religiose delle tre fedi monoteiste, i cui leader hanno partecipato ai momenti più significativi: dall’Arcivescovo della città Mons. Gherardo Gambelli, all’Imam di Firenze Izzedin Elzir e il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Firenze Gad Fernando Piperno, al rappresentante delle Chiese Cristiane, pastore Saverio Scuccimarri.

La Fondazione Giorgio La Pira, l’Opera per la Gioventù, il Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, il comune di Firenze, la diocesi di Firenze e un variegato sistema di realtà associative che da sempre sul territorio lavorano per il dialogo e la pace, hanno voluto scommettere su questa operazione di unità volta a comprendere come la pace la si vince insieme o non la vince nessuno. E in questi tre giorni, una prima indicazione è stata data: per continuare, in mezzo ai mille problemi che ci sono e che nessuno nega, a guardare quelle luci oramai inevitabili.
