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“C’è un impatto reale”: come trasformare la vocazione ambientale in un’impresa con uno scopo

by Edoardo Zaccagnini

“C’è un impatto reale”: come trasformare la vocazione ambientale in un’impresa con uno scopo
John Mundell, punto di riferimento nelle iniziative di sostenibilità e sviluppo aziendale.

John Mundell, punto di riferimento dell’Economia di Comunione e pioniere nella bonifica ambientale, spiega come integrare fede, ecologia e affari per generare trasformazioni concrete nella società.

Dai suoi esordi come geologo fino a diventare un punto di riferimento mondiale nella consulenza ambientale e nell’Economia di Comunione, John Mundell dimostra che è possibile guidare progetti aziendali redditizi con un impatto sociale positivo. In questa intervista, il Direttore globale della Piattaforma di Iniziative Laudato Si’ ripercorre la sua carriera, riflette sul ruolo delle imprese di fronte alla crisi climatica e spiega come l’etica e l’ecologia integrale possano trasformare il mondo del lavoro.

Sin da giovanissimo, è stato sensibile a questioni ambientali. Come è riuscito a trasformare questo in una carriera aziendale?

I miei antenati furono tra i primi europei a stabilirsi negli attuali stati del Kentucky e dell’Indiana. In famiglia nutrivamo un grande rispetto per la terra. Eravamo agricoltori e allevatori. Nel 1970, a 13 anni, ho partecipato al primo Earth Day, raccogliendo rifiuti in strada. Lì ho compreso quale impatto potevamo avere collaborando. All’Università mi sono appassionato allo studio della Terra, in particolare alla Geologia. Essendo portato anche per la matematica, ho scoperto l’ingegneria geoelogica, che insegna a progettare dighe e infrastrutture stradali, a prevenire frane. Dopo la laurea in Ingegneria Civile, ho iniziato a lavorare per un’azienda che muoveva i primi passi nell’affrontare l’inquinamento ambientale. Sono diventato il primo ingegnere a occuparsi della bonifica di siti contaminati da sostanze chimiche. In oltre 40 anni di carriera, ho operato negli Stati Uniti e nel mondo per indagini e bonifiche in migliaia di siti.

È Direttore globale della Laudato Si’ Action Platform (LSAP) e fondatore e presidente della società di consulenza ambientale Mundell & Associates. Che caratteristiche ha e che ruolo svolge nella tutela dell’ambiente?

Mundell & Associates è una società di consulenza che opera nel campo delle scienze della Terra e dell’ambiente, specializzata nella valutazione e nella bonifica di siti contaminati (suolo e acqua). Trasformiamo aree industriali dismesse, compromesse da decenni di attività produttiva, in terreni riqualificati e pronti per un nuovo utilizzo. Siamo un team di scienziati e ingegneri a cui si rivolgono città e multinazionali per affrontare le sfide ambientali più complesse: territorio, strutture industriali, aria. Ci occupiamo anche di individuare nuove risorse idriche sotterranee, promuovendo la consapevolezza sull’importanza di tutelare la qualità dell’acqua. Per il cambiamento climatico, ci occupiamo di inondazioni, innalzamento del livello del mare e variazioni nella domanda idrica per l’aumento delle temperature.

Dal 1995, la sua azienda fa parte dell’Economia di Comunione. Come è iniziato questo rapporto e cosa vi spinge a crederci ancora?

Il nostro legame con l’EdC affonda le radici nell’incontro, avvenuto nel 1978, tra me, mia moglie Julie e il Movimento dei Focolari. Siamo rimasti colpiti dalle persone conosciute e dal loro desiderio di mettere in pratica il Vangelo. Nei vent’anni successivi, il coinvolgimento è cresciuto. Abbiamo cresciuto i nostri figli secondo questa spiritualità. Nel 1991, saputo che Chiara Lubich, in Brasile aveva fatto nascere qualcosa di “nuovo” per contribuire a rendere l’economia più giusta e umana – l’Economia di Comunione – siamo rimasti affascinati. Ero Direttore Tecnico (Chief Technical Officer) in una società di consulenza che avevo contribuito a far crescere molto. La prospettiva di vivere l’avventura di un’impresa come strumento per contribuire a risolvere i problemi della povertà e della disuguaglianza, era un sogno diventato realtà.

Oggi?

Dopo 31 anni di EdC, sono ancora più convinto della sua capacità di contribuire a trasformare la società per un mondo più unito.

Perché?

Perché ho visto gli impatti positivi nella nostra comunità locale. Perché rappresenta un punto di partenza contro la povertà e la creazione di relazioni di fiducia a livello globale. Non è teoria, c’è un impatto reale su centinaia di migliaia di vite nel mondo che ispira trasformazioni nelle relazioni, contro isolamento e solitudine.

Qual è il legame tra la Laudato Si’ e l’EdC?

Tutto ruota attorno a quello che Papa Francesco ha definito “ecologia integrale”, secondo cui “siamo tutti connessi”. Non possiamo affrontare i problemi ambientali come questioni isolate, poiché sono legate a quelli sociali, religiose ed economiche. Trent’anni fa, era facile cogliere queste connessioni: la mia azienda, che aderiva all’Economia di Comunione, si occupava di questioni ambientali contribuendo a contrastare la povertà e problematiche sociali. Col tempo è emerso chiaramente che tutte le imprese dell’Economia di Comunione hanno una responsabilità verso il pianeta. Credere nella “comunione” significa comprendere che non si tratta semplicemente di generare profitti da destinare ai poveri, ma di costruire relazioni personali e profonde con dipendenti, clienti, comunità locale e globale. Significa pensare all’impatto che le nostre azioni avranno sulle generazioni future e all’ideale di unità che crea migliaia di opportunità per una società in cui “nessuno sia nel bisogno”.

John Mundell conversa con Papa Francesco durante un'udienza in Vaticano.
John Mundell in un incontro personale con Papa Francesco, il cui appello all’ecologia integrale nell’enciclica Laudato Si’ ha segnato la rotta del suo lavoro globale.

In che misura questa Enciclica ha influenzato il vostro lavoro?

La Laudato Si’ mi ha permesso di esprimere ciò che stavo vivendo: l’impegno per il pianeta che era già parte integrante della mia fede. Mi ha fatto comprendere che non poteva limitarsi a parole o pensieri, ma erano necessarie azioni concrete a favore del pianeta. Vivere il Vangelo in ogni istante, accanto alle persone che Dio ci pone accanto, costituisce la nostra vocazione come cristiani. Si potrebbe anche dire che abbiamo riportato San Francesco fuori dai giardini: nelle strade, a contatto con chi è nel bisogno.

Quale livello di consapevolezza riscontra, oggi, verso la necessità di modelli più sostenibili?

La consapevolezza sta crescendo, lentamente ma inesorabilmente, anche se spesso provo frustrazione per la lentezza del processo. Il pianeta ce lo ricorda attraverso inondazioni, siccità e incendi. Nel mio precedente ruolo di Direttore globale della Piattaforma di Iniziative Laudato Si’ (LSAP) del Vaticano, ho visto un numero crescente di famiglie, scuole, università, parrocchie, diocesi, congregazioni religiose, imprese, comprendere che la sostenibilità rappresenta un elemento fondamentale. Dall’avvio della LSAP, nel novembre 2021, oltre 13.500 organizzazioni, famiglie e individui si sono impegnati a creare piani concreti ispirati alla Laudato Si’. Stimiamo che questo impegno coinvolga circa 170 milioni di cattolici nel mondo, su un totale di circa 1,4 miliardi. Non è ancora sufficiente, ma è un passo significativo rispetto alla situazione di partenza.

Nella vostra azienda avete introdotto il “Cubo Aziendale”, ispirato al “Cubo dell’Amore” di Chiara Lubich, per spiegare i valori dell’EdC ai collaboratori. Di cosa si tratta?

Dopo aver celebrato i vent’anni di EdC in Brasile, è emerso che questa stava estendendo il proprio raggio d’azione oltre il Movimento dei Focolari. Sempre più persone si chiedevano: “Cos’è un’azienda EdC e come opera?”. Anche i nostri collaboratori – molti dei quali esterni al Movimento – ponevano domande sull’EdC e su come dovessimo rapportarci con clienti, comunità e concorrenti. “Cosa ci rende unici e diversi dagli altri?”. Mi sono lasciato ispirare dal “Cubo dell’Amore” di Chiara Lubich, inteso come promemoria del nostro modo di vivere. Con alcuni giovani stagisti dell’EdC, abbiamo individuato sei messaggi da inserire sulle facce del cubo, che trasmettono i valori dell’EdC e offrono indicazioni su come comportarsi nell’ambiente di lavoro.

Quali sono?

“Costruisci relazioni ogni giorno!” (Ama tutti); “Sii il primo ad aiutare gli altri!” (Ama per primo); “Sostieni con i fatti, non solo con le parole!” (Ama in modo concreto); “Condividi competenze, tempo e te stesso!” (Condividi le gioie e i dolori dell’altro); “Dai valore a ogni persona e a ogni idea!” (Ama l’altro come te stesso); e “Anche i concorrenti possono essere amici!” (Ama i tuoi nemici). In breve tempo, il “Cubo Aziendale” è stato tradotto in otto lingue, è approdato su Facebook ed è entrato a far parte della quotidianità delle nostre imprese. È stato anche il periodo in cui, dopo vent’anni di EdC, abbiamo iniziato a mettere nero su bianco cosa significhi essere un’azienda Economia di Comunione: la missione, la visione, raccogliendo numerosi esempi pratici dei suoi ideali tradotti in azione.

Cubo Aziendale di Mundell & Associates con la frase in inglese "VALUE every person, every idea!"
“Valorizza ogni persona e ogni idea!”: uno dei sei principi del Cubo Aziendale implementato in Mundell & Associates.

Avete fornito sostegno finanziario al programma “Seed Funding” (finanziamento iniziale) della ONG New Humanity International, nell’ambito del quale sono stati selezionati 15 progetti. Quali sono state le vostre impressioni?

Siamo rimasti entusiasti per la passione e le idee espresse in tutte le candidature arrivate da ogni parte del mondo, e che siano stati i giovani a farsi promotori di tali idee. Sapevamo che, pur trattandosi di progetti “piccoli”, il loro completamento avrebbe rappresentato un passo importante sia per i giovani coinvolti che per il movimento stesso. A volte basta una piccola “spinta” perché possano nascere grandi cose! I progetti – provenienti da Africa, Sud America, Medio Oriente, India/Pakistan e Filippine – hanno riguardato svariati ambiti: il riciclo a livello comunitario, la piantumazione di alberi e l’agricoltura biologica, sempre sotto la guida dei giovani. Siamo rimasti così soddisfatti di queste iniziative che abbiamo deciso di stanziare un ulteriore finanziamento per il prossimo anno.

Come è possibile, oggi, conciliare economia, persone e ambiente?  Perché è importante battersi per rimettere le persone al centro, in un’epoca in cui vengono spesso relegate ai margini dai grandi interessi economici?

Questa domanda mi tocca da vicino. Vengo dagli Stati Uniti, che stanno attraversando un periodo particolarmente complesso, col governo che ha tentato di smantellare leggi ambientali fondamentali, ha ridotto gli aiuti verso il resto del mondo. Molti di noi si stanno impegnando per sensibilizzare l’opinione pubblica e incoraggiare le persone a votare alle prossime elezioni. È un impegno cruciale, perché il mondo non è più quel “piccolo luogo” in cui possiamo illuderci di agire in modo isolato. “Siamo tutti connessi!”, appunto. La lotta contro le grandi multinazionali e i miliardari che le gestiscono ha come obiettivo fondamentale garantire la tutela del bene comune e fare in modo che anche «gli ultimi» possano prosperare. Sono fermamente convinto che la chiave sia nelle nostre mani.