Le donne in politica, dove il divario di genere è più ampio
DiSaadia Ajbaili
Invece di adattare le istituzioni per riflettere la realtà della società moderna, molti sistemi politici continuano ad aspettarsi che siano le donne ad adattarsi a strutture create dagli uomini. La domanda non è se le donne abbiano un posto in politica, ma perché una loro rappresentanza paritaria sia essenziale per la salute della democrazia.
Un giovane che entra in politica viene spesso elogiato per la sua ambizione. Una giovane donna che intraprende lo stesso percorso ha invece maggiori probabilità di essere definita “troppo emotiva”, “troppo giovane” o “troppo inesperta”. Ancora prima che si discutano le sue proposte politiche, il suo aspetto, il tono della sua voce o la sua vita privata possono già essere diventati oggetto del dibattito pubblico. A più di un secolo dalla conquista del diritto di voto da parte delle donne in gran parte dell’Europa, la politica continua a non giudicare né trattare donne e uomini secondo gli stessi criteri.
La rappresentanza femminile in politica non riguarda soltanto l’uguaglianza: è un elemento essenziale della democrazia. Quando le donne sono escluse dai processi decisionali, manca la voce e l’esperienza di metà della società. La loro presenza ai vertici amplia l’agenda politica, portando maggiore attenzione a temi come l’istruzione, la sanità, la cura dell’infanzia e i diritti umani, contribuendo così a politiche più inclusive ed efficaci. La sottorappresentazione delle donne in politica non è soltanto una questione femminile, ma un problema democratico. Per ottenere un cambiamento reale sono necessarie sia riforme strutturali sia un maggiore sostegno alle donne affinché possano entrare e rimanere nei ruoli di leadership politica. Finché le donne non avranno una voce pari a quella degli uomini in politica, la democrazia non potrà rappresentare davvero tutti.
Perché entrare in politica comporta ancora regole diverse per le donne?
La politica è stata storicamente un’istituzione dominata dagli uomini. Sebbene nell’ultimo secolo le donne abbiano lottato per far sentire la propria voce e conquistare il proprio posto nelle istituzioni politiche, la realtà è che molti degli ostacoli che affrontano oggi non derivano da una mancanza di ambizione o di competenza. Piuttosto, sono il risultato di sistemi politici originariamente progettati senza tenere conto delle esperienze e delle prospettive femminili.

Le donne in politica continuano a subire molestie, abusi online e offline, sessismo e una carenza di sostegno istituzionale da parte dei colleghi uomini. Oltre a queste barriere culturali, persistono anche ostacoli di natura strutturale. In Francia, ad esempio, i sindaci non hanno diritto al congedo di maternità. Politiche come questa rendono la carriera politica particolarmente difficile per le donne, soprattutto per quelle che cercano di conciliare l’incarico pubblico con le responsabilità familiari. Invece di adattare le istituzioni alla realtà della società moderna, molti sistemi politici continuano ad aspettarsi che siano le donne ad adattarsi a strutture create dagli uomini.
Come spiega Giovanna Coi, giornalista e Visual Producer di Politico: “Non si tratta del fatto che le donne non si impegnino abbastanza o non siano interessate alla politica; il problema è un sistema che non è progettato per correggere questi squilibri e rendere la politica un ambiente più sicuro e accogliente.”
Yating Li afferma che gli stereotipi di genere continuano a influenzare il percorso politico delle donne molto prima che raggiungano una carica elettiva. Durante le campagne elettorali, le donne ricevono spesso una copertura mediatica diversa, fanno più fatica a ottenere lo stesso livello di sostegno da parte dei partiti e gli stessi finanziamenti elettorali degli uomini, e vengono frequentemente giudicate attraverso il filtro delle aspettative tradizionali di genere piuttosto che in base alle loro competenze politiche. La persistente convinzione che la leadership sia una caratteristica maschile limita le opportunità delle donne di accedere alle posizioni di potere. Di conseguenza, continuano a muoversi in un ambiente politico in cui vengono giudicate secondo criteri che raramente vengono applicati ai loro colleghi uomini.
Progressi disomogenei e soffitti di cristallo
Nonostante decenni di progresso democratico, le donne continuano a essere significativamente sottorappresentate nei processi decisionali politici.
L’Unione europea ha ribadito più volte il proprio impegno a favore della parità di genere nella rappresentanza politica e molti partiti hanno intensificato gli sforzi per promuovere la partecipazione femminile. Tuttavia, i progressi restano disomogenei nei diversi Paesi europei.
Secondo il Gender Equality Index, il potere politico è ancora l’ambito in cui il divario di genere è più ampio. Solo Svezia e Finlandia ottengono un punteggio superiore a 90 nell’indicatore relativo al potere politico, che misura la rappresentanza femminile tra ministri, parlamentari e membri delle assemblee regionali. Francia, Austria e Belgio hanno consolidato risultati già positivi, mentre Paesi come Italia, Estonia e Portogallo hanno registrato miglioramenti partendo da livelli molto più bassi. Al contrario, diversi Paesi che occupano gli ultimi posti della classifica hanno compiuto pochi o nessun progresso.

Guardando oltre l’Europa, emerge come la disuguaglianza di genere in politica rimanga una sfida globale.
I dati dell’Inter-Parliamentary Union e di UN Women, che monitorano la rappresentanza femminile nelle posizioni decisionali e nei parlamenti nazionali di tutto il mondo, delineano un quadro meno incoraggiante. Attualmente le donne ricoprono la carica di Capo di Stato in soli 28 Paesi e rappresentano appena il 27,4% dei membri dei parlamenti nazionali.
I dati evidenziano anche un altro modello persistente: le donne vengono più frequentemente nominate a ministeri tradizionalmente associati alla cura, all’istruzione, agli affari sociali, ai diritti umani o alla parità di genere, mentre dicasteri come difesa, finanze, affari esteri e affari interni continuano a essere guidati in larga maggioranza da uomini.
Le donne sono disinteressate alla politica?
La rappresentanza politica, tuttavia, non riguarda soltanto chi viene eletto. Riguarda anche chi si sente nelle condizioni di partecipare.
Gli studi mostrano costantemente che le donne tendono a dichiarare livelli di conoscenza politica inferiori rispetto agli uomini, e questo è rilevante perché la conoscenza politica rappresenta uno dei principali fattori che favoriscono la partecipazione politica. Questo dato è emerso anche dall’Eurobarometro post-elettorale del 2019, nel quale le donne hanno dichiarato più frequentemente degli uomini di non aver votato perché ritenevano di non essere sufficientemente informate sul Parlamento europeo o sulle elezioni.
Le donne hanno inoltre meno probabilità degli uomini di fare donazioni alle campagne elettorali, aderire a organizzazioni politiche o contattare i rappresentanti eletti. I ricercatori attribuiscono queste differenze non a una minore mancanza di interesse, ma a un accesso diseguale alle risorse, alla persistenza degli stereotipi di genere e a norme sociali che continuano a scoraggiare le donne dall’entrare nella vita politica.
Ciò non significa però che le donne siano politicamente passive.
Al contrario, spesso partecipano alla politica attraverso forme diverse di impegno civico. Hanno una maggiore probabilità rispetto agli uomini di firmare petizioni, raccogliere fondi per cause politiche e praticare il cosiddetto consumo politico, scegliendo o rifiutando di acquistare prodotti in base a valori etici o politici.

Questo suggerisce che le donne non siano disimpegnate dalla politica; piuttosto, partecipano spesso attraverso forme alternative di azione politica che tradizionalmente hanno ricevuto meno attenzione rispetto alle istituzioni politiche formali.
La domanda, quindi, non è se le donne abbiano un posto in politica, ma perché una loro rappresentanza paritaria sia essenziale per la salute della democrazia.
La società ha bisogno della parità di genere non soltanto perché è una questione di giustizia, ma perché favorisce un più ampio progresso sociale, economico e politico. Le evidenze dimostrano che i Paesi con una maggiore rappresentanza femminile nei ruoli di leadership godono spesso di istituzioni democratiche più solide e di migliori condizioni di vita. Le donne ai vertici sono inoltre più propense a portare all’attenzione temi a lungo trascurati, come la violenza domestica, la cura dell’infanzia, la sanità e la parità di genere. Sostenere le donne in politica e incoraggiarne una maggiore partecipazione alla vita democratica è quindi essenziale per costruire una società più inclusiva, rappresentativa ed equa.
Alle donne non sono mai mancati l’ambizione, il talento o l’impegno necessari per guidare. Sebbene siano stati compiuti progressi, stereotipi persistenti, barriere strutturali e trattamenti diseguali continuano a scoraggiare molte donne dall’intraprendere una carriera politica.
Il futuro della democrazia dipende dalla capacità di garantire che ogni voce abbia lo stesso peso e la stessa possibilità di contribuire alle decisioni politiche. È giunto il momento che le istituzioni politiche rimuovano le barriere che hanno tenuto molti posti fuori dalla portata delle donne. Solo quando donne e uomini potranno partecipare su un piano di piena uguaglianza, la democrazia potrà davvero mantenere la sua promessa di rappresentare tutti i cittadini.