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<p><em>Il cantiere dei giovani per un mondo unito si trasferisce dentro i progetti sociali del Movimento dei focolari e di altre organizzazioni che lavorano per rispondere ai bisogni del territorio. Il dialogo interreligioso è la nota del giorno</em></p> <p>La giornata dedicata al festival, nel cantiere internazionale dei giovani per un mondo unito celebra la diversità come ponte per il dialogo. Ai presenti si è aggiunto anche Zain, giovane giornalista indiano, inviato di Channel News Asia che avendo saputo di questo laboratorio internazionale, ha deciso di venire di persona a constatarne i lavoro e gli effetti perché «è importante che i giovani si interroghino su come essere generatori di dialogo».</p>
<p><em>I giovani cenano nelle famiglie di Coimbatore, tra le baracche e in condizioni di vita non sempre facili: qui si incontrano mondi per gettare ponti reali di conoscenza e solidarietà. Molteplici i progetti di alfabetizzazione e di assistenza ai giovani ammalati</em></p> <p>Oggi è il giorno del “Flavour”. Si comincia condividendo i piatti della tradizione indiana e assieme al cibo si condividono le proprie esperienze, valorizzando le differenze culturali come occasioni di condivisione intensa.</p> <p>Marilù, ad esempio, ci racconta che, dopo essere nata e cresciuta in Italia, è in India da circa 30 anni. Quando parla della sua esperienza, gli occhi le si illuminano in una maniera particolare.
<p>Al via il <a href="http://www.uww2015.com/index.php">terzo cantiere internazionale</a> per i Giovani per un mondo unito dei Focolari a Mumbai, in occasione della Settimana mondo unito 2015. Si condivide la sospensione dei giovani nepalesi presenti all'incontro, che hanno visto dalle televisioni il loro Paese distrutto e le famiglie sfollate</p> <p><strong>"Fabric, Flavour, Festival... discovering fraternity"</strong>, (Festival di tessuti e di sapori, alla scoperta della fraternità). È questo il titolo scelto, assieme ad una grafica accattivante, per la terza tappa del cantiere internazionale dei giovani dei Focolari inserito nello <strong>United World Project.</strong> Sede del 2015 è l’India. Sono oltre 120 i giovani presenti e 25 i Paesi rappresentati. Si va dal Giappone all’Italia, dalla Corea alla Colombia, dal Nepal alla Romania: un laboratorio mondiale che, nell’ambito della <strong>Settimana Mondo Unito</strong>, testimonia quanto le differenze culturali e religiose non siano un ostacolo nel dialogo tra i popoli, ma rappresentino un trampolino di lancio per un mondo più unito e fraterno, come scritto proprio nel titolo.</p>
<p><em>Il dibattito ad Alto Livello su Tolleranza e Riconciliazione, promosso dai vertici delle Nazioni Unite, è entrato nel vivo con una animata tavola rotonda, moderata dalla giornalista BBC Laura Trevelyan: il ruolo delle religioni nel mondo di oggi</em></p> <p><strong>Cosa sono le religioni nel mondo oggi?</strong> Tanti le vedono come ostacoli alla pace, residuo dei tempi passati che causano adesso un estremismo violento. Ma il mondo sarebbe davvero più pacifico senza le religioni? Il dibattito tematico ad Alto Livello “Promuovere la tolleranza e la riconciliazione”, ad un tratto si anima. Il secondo giorno dell’incontro all’ONU dà, infatti, delle direttive.</p>
<p><em>Un atto dimostrativo in un paese in cui la violenza sessuale è sfortunatamente una prassi comune</em></p> <p>L’Organizzazione Nazionale Kuki (Kuki National Organization, KNO), formazione armata di un gruppo etnico di Manipur (Nordest dell'India), ha confermato la sua politica di proibire e punire severamente ogni atto di violenza sessuale perpetrato dai suoi membri e ha concretizzato il suo impegno il 22 marzo 2015 firmando l’Atto d’Impegno di Geneva Call contro la violenza sessuale e la discriminazione di genere.
<p><em>Intervento della presidente dei Focolari Maria Voce alle Nazioni Unite nel Dibattito tematico ad Alto Livello “Promuovere la tolleranza e la riconciliazione”</em></p> <p><strong>Rischiare la propria vita per alleviare le sofferenze dei poveri: </strong>Maria Voce esordisce con il racconto della fase finale della seconda guerra mondiale, quando a Trento, nel 1943 «un gruppo di ragazze si riunisce nella piccola città di Trento, in Italia settentrionale. In mezzo alle bombe quelle ragazze, guidate da una giovanissima insegnante, Chiara Lubich, animate da una rinnovata comprensione della radicalità dell’amore evangelico, decidono di rischiare le loro vite per alleviare le sofferenze dei poveri».</p>
<p><em>Negare il diritto fondamentale di chiedere aiuto vorrebbe dire negare la democrazia e la dignità delle persone</em></p> <p>“Il Mediterraneo deve diventare un canale umanitario” dice alla MISNA monsignor Giancarlo Perego, il direttore della Fondazione Migrantes, dopo l’ultimo naufragio e le centinaia di vittime a largo delle coste libiche. Il primo impegno, che è necessario assolvere subito, è quello della ricerca e del soccorso. Non lasciando sola l’Italia, ma coinvolgendo l’Europa nel suo complesso. Perché, sottolinea monsignor Perego, i fondi ci sono e il diritto dei migranti a chiedere aiuto deve essere garantito. A tutti i costi, senza “discrezionalità”.</p>
<p><em>Il racconto dal vivo della tragedia di Garissa (Kenya). Condividere il dolore, portare sollievo ai parenti degli studenti uccisi. La solidarietà che nasce dalla tragedia.</em></p> <p><strong>«Il Venerdì Santo è avvenuta la strage di Garissa.</strong> Mi sono recata nell’obitorio dove stavano trasportando le salme degli studenti per il riconoscimento, non lontano dalla mia casa a Nairobi, portando con me la macchina fotografica: era impossibile non sentire le sirene. Ho trovato da una parte i genitori degli studenti uccisi che svenivano… dall’altra, i colleghi con le telecamere. Certamente avrei potuto riprendere qualche intervista, ma non ce l’ho fatta; mi sono trovata subito a piangere con quelle famiglie.
<p><em>A Firenze un progetto di accoglienza in un “Bed and Breakfast” di famiglia. Una delle tante iniziative sostenute dalle Famiglie Nuove dei Focolari, sparse nel mondo, rivolte ai più bisognosi.</em></p> <p><strong></strong><strong>Cesar, un diciottenne del </strong>Ghana<strong>, è stato salvato quando ormai stava annegando</strong>, avendo bevuto acqua e carburante. Da quella traversata sono state tratte in salvo 72 persone, mentre 32 non ce l’hanno fatta. <strong>Maria, nigeriana incinta di sette mesi,</strong> riceve una telefonata del padre mentre era per strada col marito e il figlioletto. Diceva loro di non tornare a casa perché la chiesa era stata bruciata e la madre uccisa. <strong>Sono scappati con quello che avevano </strong>e, arrivati in Libia, avendo soldi per un solo passaggio per l’Italia, è partita solo lei. Il marito ed il piccolo sono rimasti dall’altra parte del Mediterraneo in attesa di un prossimo imbarco.</p>
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