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<p><em>KABUL – In seguito al recente intensificarsi dei combattimenti nella provincia settentrionale afghana di Kunduz, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) sta fornendo assistenza alimentare alle persone sfollate.</em></p> <p>Oggi, il WFP ha cominciato a distribuire cibo sufficiente per un mese a più di 150 famiglie fuggite nella città di Mazar-e-Sharif, mentre si sta inviando altro cibo a quasi 950 famiglie sfollate nella città di Taluqan, nella provincia di Takhar. All’inizio di questa settimana, oltre 3 tonnellate di cibo sono state distribuite tramite l’Autorità nazionale di Gestione dei Disastri dell’Afghanistan (Afghanistan National Disaster Management Authority, ANDMA) a famiglie sfollate a Mazar.</p>
<p><em>Un premio attribuito alla società civile tunisina che ha saputo resistere nel varare una costituzione democratica senza rinnegare le radici culturali e religiose del Paese</em></p> <p>La motivazione non lascia dubbi: «Per il suo contributo decisivo alla costruzione di una democrazia pluralista in Tunisia dopo la rivoluzione dei Gelsomini del 2011». Si tratta di un premio attribuito alla società civile tunisina che, pur sottoposta a gravissime pressioni da parte delle forze più violente del radicalismo di matrice islamista, ha saputo resistere nel varare una costituzione democratica senza rinnegare le radici culturali e religiose del Paese.</p>
<p><em>L’insegnamento politico che attraversa tutto il pensiero di Igino Giordani. Una riflessione di Alberto Lo Presti, direttore del Centro Igino Giordani, a partire da alcuni passi de “L’inutilità della guerra”.</em></p> <p><strong>La pace è il risultato di un progetto: un progetto di fraternità fra i popoli</strong>, di solidarietà con i più deboli, di rispetto reciproco. Così si costruisce un mondo più giusto, così si accantona la guerra come pratica barbara appartenente alla fase oscura del genere umano. E Giordani la guerra la conosceva bene: vi aveva partecipato, nel primo conflitto mondiale, meritando un’onorificenza per una grave ferita riportata sul fronte austriaco. Ma non è solo l’orrore per il sangue e per la morte che deve indurre l’uomo a rifiutare la guerra come strumento per risolvere per risolvere i problemi di ordine internazionale. La guerra può essere pensata come naturale da quelle povere menti che postulano l’uomo come una macchina assetata di potere e pronta a scagliarsi contro un qualsiasi nemico per realizzare i propri sogni di potenza.
<p><em>Nella capitale del Congo/RDC, come in molti Paesi africani, l’accesso alle cure è costoso e non sempre immediato. L’esperienza di Aline, infermiera e biologa, che sceglie l’accoglienza prima di tutto.</em></p> <p><strong>«Un giorno stavamo chiudendo, quando alle 16.30 si presenta una mamma</strong> con un bimbo di circa 8 mesi, per un prelievo di sangue». Aline M. è infermiera e biologa nella clinica universitaria di Kinshasa. Nel Congo/RDC l’indice di natalità è elevatissimo, come anche quelli di mortalità e di mortalità infantile in particolare. La speranza di vita alla nascita e l’età media della popolazione sono molto basse.</p>
<p><em>La giustizia è requisito indispensabile per realizzare l’ideale della fraternità universale.</em></p> <p>[...]A tal fine bisogna assicurare il dominio incontrastato del diritto e l’infaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e all’arbitrato, come proposto dalla Carta delle Nazioni Unite, vera norma giuridica fondamentale. L’esperienza dei 70 anni di esistenza delle Nazioni Unite, in generale, e in particolare l’esperienza dei primi 15 anni del terzo millennio, mostrano tanto l’efficacia della piena applicazione delle norme internazionali come l’inefficacia del loro mancato adempimento.
<p><em>Le notizie riportate su questo Paese africano state allarmanti. Il conflitto politico è veramente provante per tutta la popolazione di musulmani, cristiani e animisti. Tutti sperano in una soluzione pacifica.</em></p> <p>"Dal colpo di stato giovedì 17 settembre siamo tutti ancora a casa: le scuole, uffici e negozi sono tutti chiusi. Benzina e cibo si stanno esaurendo e quant'altro sia disponibile, costa il doppio", spiega Aurora De Oliveira dei Focolari a Bobo-Dioulasso, la seconda città del Burkina Faso. La protesta qui si fa sentire, ma non così forte come nella capitale, Ouagadougou (popolazione di 1,5 milioni di euro), dove si sono svolti i principali eventi della scorsa settimana e dove più di 100 persone sono state ferite e almeno dieci sono morte.
<p><em>Il mondo ha bisogno di riconciliazione</em></p> <p>"Da alcuni mesi, siamo testimoni di un avvenimento che ci riempie di speranza: il processo di normalizzazione delle relazioni tra due popoli, dopo anni di allontanamento. È un processo, è un segno del prevalere della cultura dell’incontro, del dialogo, del «sistema della valorizzazione universale... sul sistema, morto per sempre, di dinastia e di gruppo», diceva José Martí (ibid.). Incoraggio i responsabili politici a proseguire su questo cammino e a sviluppare tutte le sue potenzialità,
<p><em>Romano Prodi e Pasquale Ferrara intervengono all’incontro dei delegati dei Focolari nel mondo in corso a Castel Gandolfo (RM) dal 14 al 27 settembre.</em></p> <p><strong>«Abbiamo delle possibilità di reagire alla situazione attuale</strong> con forme di riorganizzazione, se vogliamo anche imperfette, ma che mettono insieme i Paesi, e persone di vario ambito. In Europa abbiamo un problema di una unità imperfetta, che bisogna portare avanti, e che oggi con l’emigrazione sentiamo essere indispensabile per il nostro futuro». Lo dichiara Romano Prodi, due volte Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana e già Presidente della Commissione Europea, economista, accademico e politico, in un’intervista a margine dell’incontro dei delegati dei Focolari nel mondo.</p>
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