Storie da tutto il mondo dimostrano che un mondo unito è già in cammino. Questa piattaforma mette in luce esperienze, iniziative e progetti di persone e comunità che lavorano per l’unità e per la pace. Scopri cosa sta succedendo e lasciati ispirare.
<p style="text-align: justify;"><em>Mi dimenticavo quasi di parlarti della mia sindrome di Down ... Ma non è affatto un problema. Ho una vita stupenda.</em></p> <p style="text-align: justify;">Il mio nome è Penny Becker. Mi piace soprattutto svegliarmi di mattina. Mi piace infilarmi le infradito perché le mie infradito sono più comode rispetto a stare a piedi nudi. Vado di sotto e vedo subito mia mamma, Amy Julia, e mio papà, Peter, la mia sorella minore Marilee che ha 4 anni e mezzo, e William, che ha solo 7 anni. Io ho 9 anni e mezzo.</p> <p style="text-align: justify;">Prepariamo la colazione. Mi piace mangiare un bagel con la crema di formaggio sopra e sui lati, con succo d'arancia e fragole.</p>
<p><em>Da Mariënkroon, in Olanda, una bella esperienza concreta di dialogo con i rifugiati</em></p> <p>È mercoledì mattina, hanno appena avuto la loro prima lezione di olandese. Entro nella sala da pranzo del Focolari Retreat Center e uno dei ragazzi, Zakaria, viene da me e mi chiede: ''Laura, come si dice 'Ikhou van jou' (olandese) in inglese?" Rispondo: "I love you" ("Io ti amo"). Lui sorride e dice: "Io ti amo di più!" Rido alla sua battuta ed entro in cucina. Mentre passo nella fila per il pranzo ricevo diversi 'Goedemiddag' (buon pomeriggio), e 'Dankjewel' (grazie). Il mio cuore scoppia di orgoglio e di gioia. Proprio di fronte a me vedo un mondo unito ed è pieno di speranza.</p>
<p><em>KABUL – In seguito al recente intensificarsi dei combattimenti nella provincia settentrionale afghana di Kunduz, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) sta fornendo assistenza alimentare alle persone sfollate.</em></p> <p>Oggi, il WFP ha cominciato a distribuire cibo sufficiente per un mese a più di 150 famiglie fuggite nella città di Mazar-e-Sharif, mentre si sta inviando altro cibo a quasi 950 famiglie sfollate nella città di Taluqan, nella provincia di Takhar. All’inizio di questa settimana, oltre 3 tonnellate di cibo sono state distribuite tramite l’Autorità nazionale di Gestione dei Disastri dell’Afghanistan (Afghanistan National Disaster Management Authority, ANDMA) a famiglie sfollate a Mazar.</p>
<p><em>Un premio attribuito alla società civile tunisina che ha saputo resistere nel varare una costituzione democratica senza rinnegare le radici culturali e religiose del Paese</em></p> <p>La motivazione non lascia dubbi: «Per il suo contributo decisivo alla costruzione di una democrazia pluralista in Tunisia dopo la rivoluzione dei Gelsomini del 2011». Si tratta di un premio attribuito alla società civile tunisina che, pur sottoposta a gravissime pressioni da parte delle forze più violente del radicalismo di matrice islamista, ha saputo resistere nel varare una costituzione democratica senza rinnegare le radici culturali e religiose del Paese.</p>
<p><em>L’insegnamento politico che attraversa tutto il pensiero di Igino Giordani. Una riflessione di Alberto Lo Presti, direttore del Centro Igino Giordani, a partire da alcuni passi de “L’inutilità della guerra”.</em></p> <p><strong>La pace è il risultato di un progetto: un progetto di fraternità fra i popoli</strong>, di solidarietà con i più deboli, di rispetto reciproco. Così si costruisce un mondo più giusto, così si accantona la guerra come pratica barbara appartenente alla fase oscura del genere umano. E Giordani la guerra la conosceva bene: vi aveva partecipato, nel primo conflitto mondiale, meritando un’onorificenza per una grave ferita riportata sul fronte austriaco. Ma non è solo l’orrore per il sangue e per la morte che deve indurre l’uomo a rifiutare la guerra come strumento per risolvere per risolvere i problemi di ordine internazionale. La guerra può essere pensata come naturale da quelle povere menti che postulano l’uomo come una macchina assetata di potere e pronta a scagliarsi contro un qualsiasi nemico per realizzare i propri sogni di potenza.
<p><em>Nella capitale del Congo/RDC, come in molti Paesi africani, l’accesso alle cure è costoso e non sempre immediato. L’esperienza di Aline, infermiera e biologa, che sceglie l’accoglienza prima di tutto.</em></p> <p><strong>«Un giorno stavamo chiudendo, quando alle 16.30 si presenta una mamma</strong> con un bimbo di circa 8 mesi, per un prelievo di sangue». Aline M. è infermiera e biologa nella clinica universitaria di Kinshasa. Nel Congo/RDC l’indice di natalità è elevatissimo, come anche quelli di mortalità e di mortalità infantile in particolare. La speranza di vita alla nascita e l’età media della popolazione sono molto basse.</p>
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United World Project lancia #ChooseToDialogue (#ScegliIlDialogo), un invito globale nell'ambito della Settimana Mondo Unito 2026. Una proposta per costruire spazi di incontro e condividere storie di impatto attraverso uno strumento potente e necessario: il dialogo.
Ecco la chiave: sapere di non sapere. Nessuno possiede la Verità assoluta e, dialogando con tutti, possiamo cogliere aspetti, frammenti della verità che ci aiutano a ricomporre un vaso andato in frantumi che possiamo rimettere in sesto solo se siamo ‘insieme’.
Anna Granata, pedagogista dell'Università di Milano-Bicocca, ci ricorda in questa intervista che educare alla pace non è un'utopia astratta: è una pratica quotidiana che si compie ogni giorno nelle classi italiane, tra bambini di storie, lingue e origini diverse.
Il celebre artista Marvel e DC, Gabriele Dell’Otto, ci invita a riflettere sul ruolo dei supereroi come costruttori di pace. Un dialogo profondo su responsabilità, cittadinanza e la sfida di vivere lo straordinario nella quotidianità.