Storie da tutto il mondo dimostrano che un mondo unito è già in cammino. Questa piattaforma mette in luce esperienze, iniziative e progetti di persone e comunità che lavorano per l’unità e per la pace. Scopri cosa sta succedendo e lasciati ispirare.
<p><em>Il mese scorso un violento terremoto di magnitudo 7,2 a Bohol. Kat, giovane filippino, ci racconta come i <a href="http://giovaniperunmondounito.blogspot.it/" target="_blank">Giovani per un Mondo Unito</a> hanno vissuto questo periodo</em> </p> <p><strong>"Leggendo sui giornali degli effetti devastanti del post terremoto a Bohol</strong> ho pensato di fare qualcosa di concreto per le vittime, ma anche che probabilmente era un privilegio avere la possibilità di farlo. Inizialmente avevo paura ad anadare lì a causa delle continue scosse di assestamento, ma sapevo anche che tutto questo è nulla rispetto alla sofferenza delle famiglie che hanno perso le loro case e le persone care a causa del terremoto. Con il sostegno della comunità dei Focolari , siamo andati a Bohol con circa 15 <a href="http://giovaniperunmondounito.blogspot.it/" target="_blank">Giovani per un Mondo Unito</a> e alcuni adulti di Manila e Cebu. Abbiamo preparato 200 sacchi contenenti stuoie, coperte e materiali per la fabbricazione di tende. C'era un'atmosfera molto allegra anche se è stato un lavoro duro. Ci sono volute diverse ore per completare il tutto. Siamo rimasti fino a mezzanotte e avevamo a disposizione solo poche ore per riposare.</p>
<p><em>I giovani hanno viaggiato 20 giorni in tutta Europa e in Asia per lanciare un segnale contro la divisione della Corea e in favore della pace nel Paese diviso in due da 63 anni.</em></p> <p><strong>"Stanno arrivando, stanno arrivando"</strong>, grida una giovane donna guardando il treno che sta giungendo al binario 6 della stazione di Busan. Quando le porte si aprono i passeggeri scendono con le loro grandi valigie. Sembrano stanchi ma incredibilmente felici allo stesso tempo. Hanno viaggiato da Berlino a Busan per 20 giorni, percorrendo l'Europa e l'Asia. L'obiettivo: dare un segnale contro la divisione della Corea e in favore della pace nel Paese diviso in due per 63 anni.</p> <p><strong>Il " Peace Train " - questo il nome del progetto -, </strong>è parte di un'iniziativa di pace del Consiglio Nazionale delle Chiese in Corea che mira a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla divisione della Penisola. Circa 120 partecipanti hanno coperto una distanza di circa 10,5 mila chilometri verso il 10 ° Assemblea del Consiglio Mondiale delle Chiese che si svolge a Busan dal 30 ottobre all'8 novembre. Il progetto è stato sostenuto da diverse organizzazioni nazionali della Chiesa.
<p><em>Quando coerenza e trasparenza aprono soluzioni inattese. Il coraggio di un gruppo di lavoratori di una ONG dell’Angola li rende punto di riferimento affidabile.</em></p> <p><strong>Dal 2008 lavoro in una ONG</strong>. Ho iniziato coordinando un’area sotto la supervisione della direttrice esecutiva. Alla fine del 2010 vado in vacanza e, al mio ritorno, trovo che questa persona ha chiesto le dimissioni e mi chiedono di assumere il suo incarico. Quando comincio, trovo alcune pratiche in sospeso e, tra queste, una piuttosto delicata.</p> <p><strong>In pratica, si trattava di un vero furto</strong>, visto che durante il 2007 e il 2008 l’ex direttrice aveva sottratto le tasse dagli stipendi dei lavoratori e dall’ONG, e poi non le aveva versate allo Stato. Perciò la multa che dovevamo pagare s’aggirava intorno ai 75.000 dollari, che per la nostra organizzazione voleva dire una cifra enorme. La ex direttrice, forse per coprirsi, aveva versato sul conto di ogni lavoratore una certa somma corrispondente a quello che era stato detratto in quegli anni dal loro stipendio, tenendo invece per sé la parte che l’organizzazione avrebbe dovuto pagare allo Stato.
<p> </p> <p><em>Si lavora alle raccomandazioni strategiche per il 2015-2012 al secondo giorno di Forum. Seguiamo i lavori da Parigi con i Giovani per un Mondo Unito. </em></p> <p><br /><strong>Il 30 ottobre – giorno 2</strong><em><strong>.</strong> </em>“Qui al Forum si continua a lavorare sulle raccomandazioni per la Strategia Operativa sulla Gioventù 2015-2021. Si parla della revisione delle politiche dell'UNESCO, dello sviluppo delle capacità per la transizione alla vita adulta e di impegno civico.</p> <p><strong>“Durante la sessione di lavoro sul terzo tema</strong> (impegno civile, ndr.) abbiamo cominciato a condividere alcune delle nostre esperienze concrete in questo campo. Subito dopo si sono uniti anche gli altri a raccontare le azioni fatte. A questo punto la moderatrice ha proposto di suggerire all'UNESCO la creazione di una mappatura delle buone pratiche.
<p> </p> <p><em>Dal 29 al 31 ottobre 2013 i Giovani per un Mondo Unito stanno partecipando con lo United World Project all’ottava edizione dell’iniziativa dell’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura. Le attese e le speranze per l’inizio del Forum. L’impegno per la fraternità. Dalla sede centrale il racconto di questo primo giorno </em></p> <p><strong>Il 29 ottobre – giorno 1</strong>. “Oggi ci siamo trovati tutti insieme ed abbiamo fatto quattro ore di lavoro. Abbiamo percorso diversi argomenti riguardanti l’ UNESCO, la ONG New Humanity e su quanto potevamo portare al Forum.</p> <p><strong>“Abbiamo fatto un giro nella sede centrale dell'UNESCO</strong>: rivoluzionato per mettere in piedi l'organizzazione del Forum, invaso da giovani volontari che hanno preparato tutto l’evento.</p> <p><strong>“Sentiamo che la responsabilità</strong> più grande sta nell’iniziare questo sentiero e capire di più come portare il nostro contributo al mondo unito. L'ONU e l'UNESCO restano organizzazioni animate dai nostri stessi sogni di un mondo unito. E noi non crediamo alla fraternità perché ci piace l'idea, ma la viviamo, la vediamo, per questo ci crediamo. I frammenti di fraternità e il Genfest ne sono una testimonianza.
<p><em>L'impegno a lavorare per l'unità: una aspirazione scritta nel cuore dell'uomo.L'esperienza dei <a href="http://giovaniperunmondounito.blogspot.it/" target="_blank" rel="noopener">Giovani per un Mondo Unito</a> dell'Egitto </em></p> <p><strong>Una prigione per " casi particolari " in Egitto</strong>: un ambiente difficile, una situazione controversa che ha portato lì uomini,donne e bambini per lo più cristiani dell'Eritrea. Qui i <a href="http://giovaniperunmondounito.blogspot.it/" target="_blank" rel="noopener">Giovani per un Mondo Unito</a> vivono un'esperineza intensa di fraternità.</p> <p><strong>Le storie di queste persone raccontano di un dolore incredibile</strong>. Nel tentativo di cercare un posto migliore della loro terra hanno scoperto, invece, che erano caduti nella trappola del traffico di organi umani e che presto sarebbero stati "morti anonimi". Quando l'hanno capito sono fuggiti nuovamente oltre il confine e sono arrivati in Egitto. Privi di documenti sono stati arrestati e incarcerati. Qui i<a href="http://giovaniperunmondounito.blogspot.it/" target="_blank" rel="noopener"> Giovani per un Mondo Unito</a> li hanno incontrati in attesa del loro ritorno in Eritrea.</p>
<p> </p> <p><em>Secondo il report stilato dall'Ong Save the Children dal 1990 <span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: Calibri, sans-serif;">è</span> la nazione dell'Africa occidentale che <span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: Calibri, sans-serif;">più <span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: Calibri, sans-serif;">ha</span></span> implementato i programmi nutrizionali e l'accesso gratis alle cure per donne incinte e bambini</em></p> <p><strong>Il Niger è tra il Paese che dal 1990 ha compiuto i maggiori progressi</strong> a livello mondiale sulla riduzione della mortalità infantile. Questo <em><span style="font-size: 11pt; line-height: 17px; font-family: Calibri, sans-serif;">è quanto sostiene </span></em>uno studio della Ong 'Save the children'.Tra le altre nazioni che hanno fatto i maggiori passi avanti nella lotta contro la mortalità infantile ci sono anche Liberia, Ruanda, Indonesia, Madagascar, India, Cina, Egitto, Tanzania e Mozambico.</p> <p><strong>I Paesi, invece, che hanno fatto il minimo progresso</strong>: Haiti, Papua Nuova Guinea e Guinea Equatoriale, continua il report. Certo il tasso di mortalità infantile al di sotto dei cinque anni di età resta ancora alto in Niger, ma è stato ridotto di due terzi: da 326 su 1000 bambini nel 1990 a 114 su 1000 nel 2012.</p>
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