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<p><em>La libertà dalla violenza rimane fondamentale per il raggiungimento di un futuro sostenibile in cui ogni bambino possa crescere sano, forte, ben educato, culturalmente sensibile e protetto in maniera efficace.</em></p> <p>Ragazze e ragazzi africani continuano a essere sottoposti a livelli angoscianti di violenza fisica, sessuale ed emotiva, nonostante le significative misure giuridiche e politiche adottate in tutta la regione, secondo un nuovo rapporto sostenuto dalle Nazioni Unite.</p> <p>Lanciato l'11 febbraio presso la sede delle Nazioni Unite a New York, il <em>Rapporto Africano sulla Violenza sui Bambini</em> è il primo rapporto completo del suo genere nella regione e sviluppa l'impegno proposto dagli Stati membri dell'Unione Africana a promuovere una cosiddetta "Africa adatta ai Bambini."</p>
<p><em>Mentre il mondo guarda i tragici eventi che si svolgono in Ucraina, il Papa invoca la pace. La piccola comunità dei Focolari si attiva, insieme ad altri cristiani, per “protestare” con la preghiera.</em></p> <p><strong>«Fratelli e sorelle, quando io sento le parole ‘vittoria’ o ‘sconfitta’</strong> – ha detto papa Francesco nell’<a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2015/documents/papa-francesco_20150204_udienza-generale.html" target="_blank" rel="noopener">udienza generale del 4 febbraio</a> scorso – sento un grande dolore, una grande tristezza nel cuore. Non sono parole giuste; l’unica parola giusta è ‘pace’. Questa è l’unica parola giusta. Io penso a voi, fratelli e sorelle ucraini … Pensate, questa è una guerra fra cristiani! Voi tutti avete lo stesso battesimo! State lottando fra cristiani. Pensate a questo scandalo. E preghiamo tutti, perché la preghiera è la nostra protesta davanti a Dio in tempo di guerra».</p> <p><strong>Mentre la diplomazia mondiale si mobilita</strong>, i fatti sembrerebbero smentire ogni prospettiva di pace. Eppure c’è gente e istituzioni che s’adoperano con coraggio per salvaguardarla, anche a rischio della propria vita.</p>
<p><em>La 1ª giornata mondiale di preghiera e di riflessione ma anche di denuncia, celebrata l’8 febbraio è stata fortemente voluta da Papa Francesco e promossa dal variegato mondo delle congregazioni e istituti religiosi col patrocinio di due importanti dicasteri pontifici.</em></p> <p><strong>Sr Tina Ventimiglia, Francescana dei Poveri, e Resi e Alessandra,</strong> volontarie dell’<a href="http://associazionerandi.org/" target="_blank" rel="noopener">associazione Randi</a> che nell’impegno a vivere la spiritualità dell’unità, trovano forme impensate per l’incontro e l’accompagnamento. E il riscatto. Il ruolo della prevenzione: creare opportunità di sviluppo nel sud del mondo.</p> <p>L’8 febbraio, in concomitanza con la <strong>memoria liturgica di s. Giuseppina Bakhita</strong>, suora sudanese, che da bambina fece la drammatica esperienza della schiavitù, si è celebrata la <a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/02/03/0088/00187.html" target="_blank" rel="noopener">prima giornata mondiale contro la tratta</a>.
<p><em>Molti abitanti dell'isola emigrano nei Paesi del Golfo, in Medio oriente, Malaysia e Singapore in cerca di lavoro e soldi facili. Chi è poco istruito o non ha qualifiche cade vittima del traffico, tra prostituzione e lavori forzati. La testimonianza di una suora del Buon Pastore che lavora con i migranti. "È un diritto dei cittadini trovare lavoro nel proprio Paese".</em></p> <p>"La tratta di persone è uno dei crimini più crudeli e disumani che si possano infliggere su un altro individuo. Le vittime non vivono solo un'esperienza dura, ma escono cambiate nel profondo. A quel punto, tutto il sistema sociale intorno a loro si sfalda, la famiglia in primis". A parlare ad <em>AsiaNews</em> è suor Sunila Thomas Rgs, delle suore di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore. L'istituto è uno di quelli che, in Sri Lanka, lavora con le vittime del traffico di esseri umani. "La nostra opera - sottolinea - è rivolta a persone di ogni etnia, religione e classe sociale. Per noi tutti sono esseri umani, figli e figlie di Dio".</p>
<p><em>Una dura guerriglia terrorizza da tempo alcune zone della Nigeria. Gli Stati di Adamawa, Borno e Yobe sono i più colpiti dagli attacchi e da oltre un anno vige lo stato di emergenza. Un viaggio ai confini del mondo per condividere le sofferenze dei rifugiati.</em></p> <p><strong>Secondo le Nazioni Unite,</strong> sono 700 mila le persone costrette a lasciare le loro case a causa delle violenze negli stati nigeriani del nord-est. Proprio nei giorni della strage a Parigi, anche la Nigeria è tornata alla cronaca, con un’escalation criminale nello Stato del Borno ad opera degli estremisti di Boko Haram. Si parla addirittura di bambine kamikaze fatte esplodere in due mercati del Paese. La popolazione è indifesa, mentre si avanzano letture politiche contrastanti e pochi smascherano i pesanti interessi economici legati allo sfruttamento del petrolio. C’è attesa per le elezioni presidenziali di febbraio.</p>
<p><em>147 ragazzi e cinque ragazze sono tornati a casa</em></p> <p>Le famiglie che vivono nelle province orientali del Nord Kivu, Sud Kivu e Orientale si sono ricongiunte con i loro figli, dopo mesi o anche anni di separazione. I 147 ragazzi e cinque ragazze fino a poco tempo appartenevano tutti a forze armate o gruppi armati.</p> <p>Il personale della ICRC (Croce Rossa Internazionale) ha raccolto le informazioni necessarie per rintracciare le loro famiglie e ha lavorato con i bambini nel centro per prepararli a tornare gradualmente alle loro comunità.</p>
<p><em>Tema 2015: Ispirazione, Educazione e Azione</em></p> <p>L'annuale Stagione per la Non-Violenza è arrivata ora al suo diciottesimo anno. Dall'inizio della campagna, fondata nel 1998 dal dr. Arun Gandhi e dalla Association for Global New Thought (AGNT), vi hanno partecipato leader dei cittadini guidati spiritualmente in 900 città di 67 paesi.</p> <p>Si tratta di una campagna di sensibilizzazione educativa, verso i media e di massa che va dal 30 gennaio al 4 aprile, date di commemorative della scomparsa rispettivamente del Mahatma Gandhi e di Martin Luther King, Jr</p>
<p><em>Un breve racconto di un'esperienza di alcuni giovani a Taipei.</em></p> <p><strong>«A</strong> <strong>Taiwan</strong> <strong>la questione dell’epidemia di ebola non ha fatto notizia</strong>, tranne quando sembrava che il pericolo potesse estendersi oltre i confini africani. Per la maggior parte della gente è un problema lontano che non ha niente a che fare con loro. Ma noi, Giovani per un Mondo Unito (<a href="http://y4uw.org/">GMU</a>) – sia quelli di Taiwan che alcuni studenti di altri Paesi che studiano qui il cinese – sentivamo diversamente, perché ciascuno di noi a questo mondo è parte della stessa famiglia umana.</p>
<p><em>La libertà di espressione non è fine a se stessa. Gli opposti estremismi del fondamentalismo violento e della libertà assoluta devono lasciare spazio alla "volontà di convivenza". L'occidente sta diventando una società multireligiosa. Come per la Shoah, occorre trovare un limite al "negazionismo" verso le religioni. Il Libano come modello. La laicité è morta.</em></p> <p>Beirut (AsiaNews) - Anche papa Francesco è sceso in campo nel dibattito planetario sulla libertà d'espressione, seguito al massacro di Charlie Hebdo. Egli ha assicurato che ognuno ha "il diritto", anzi "l'obbligo di dire ciò che pensa per aiutare il bene comune"; allo stesso tempo egli fa comprendere che coloro che provocano o offendono possono aspettarsi una reazione. Da notare che il papa attribuisce alla libertà di espressione una finalità: il bene comune. In altri termini, la libertà non è fine a se stessa. Lo ha già detto Giovanni Paolo II: "la libertà senza la verità è una vertigine mortale". Naturalmente il papa ha anche riaffermato che "uccidere in nome di Dio" è una reale "aberrazione".</p>
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Oltre 170 eventi, in decine di Paesi, hanno animato la Settimana Mondo Unito 2026 con iniziative, incontri e azioni concrete dedicate alla pace, alla fraternità e alla costruzione di un mondo più unito.
Stefano Zaffino, autore di Fraternità e Profezia: Il pensiero di Igino Giordani nel solco dell’enciclica Fratelli tutti, riflette sulla fraternità come risposta ai conflitti e alle divisioni del mondo contemporaneo.
Anna Granata, pedagogista dell'Università di Milano-Bicocca, ci ricorda in questa intervista che educare alla pace non è un'utopia astratta: è una pratica quotidiana che si compie ogni giorno nelle classi italiane, tra bambini di storie, lingue e origini diverse.
Il celebre artista Marvel e DC, Gabriele Dell’Otto, ci invita a riflettere sul ruolo dei supereroi come costruttori di pace. Un dialogo profondo su responsabilità, cittadinanza e la sfida di vivere lo straordinario nella quotidianità.