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<p><em>"La violenza non può essere colpa della gonna"</em></p> <p>Una giovane donna, <a href="http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Turchia-abiti-neri-in-segno-di-lutto-e-rabbia-per-la-brutale-morte-di-Aslan-a8ec3935-2e4f-4bd6-8885-5da1cf17c1af.html" target="_hplink" rel="noopener">Ozgecan Aslan</a>, vent'anni, è stata uccisa e bruciata a Mersin, in Turchia, dopo aver resistito al tentativo di stupro da parte dell'autista dell'autobus su cui viaggiava. In sua difesa e contro la violenza sulle donne, un gruppo di uomini ha deciso, per protesta, di sfilare per le strade di Istanbul <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2015/02/23/foto/turchia_uomini_in_gonna_contro_la_violenza_sulle_donne-107978440/1/#1" target="_hplink" rel="noopener">con la minigonna</a>: "Se questo indumento è il responsabile di tutto, se basta indossare un abito più corto per essere immorali, se una donna che indossa una minigonna manda dei segnali sessuali e provoca quello che poi è successo a lei, allora <a href="http://www.bbc.com/news/blogs-trending-31536488" target="_hplink" rel="noopener">anche noi mandiamo questi segnali</a>", si legge nella didascalia di una foto postata da un manifestante su Facebook.</p>
<p><em>Un progetto di accompagnamento per famiglie adottive a cura di AFN onlus da realizzarsi con il contributo dell’Istituto Banco di Napoli Fondazione. L’importanza di sostenere le famiglie nell’iter dell’adozione e anche dopo.</em></p> <p><strong><a href="http://www.focolare.org/wp-content/uploads/2015/02/DEPLIANT_AFN.pdf"></a>I timbri sui documenti ci sono tutti: ora è figlio a tutti gli effetti.</strong> Un figlio su cui riversare quella piena d’amore che i genitori adottivi da sempre hanno in serbo. Anni di attesa e traversate sull’oceano non li hanno fermati. Dopo un primo fugace incontro in cui figlio-genitori si sono ‘riconosciuti’, trascorsa una breve convivenza in hotel all’estero, finalmente sono a casa. Un’esperienza esaltante, unica, quella di veder concluso l’iter adottivo che però, più che una conclusione, ha tutte le sembianze di un inizio. In salita.</p>
<p><em>P. Gariguez, segretario esecutivo Nassa-Cbcp, parla di "80% dei lavori completato". Tutti gli alloggi saranno pronti entro la fine di marzo, in tutto sono 3.753 unità abitative. Agli occupanti la Chiesa garantirà non solo un tetto, ma anche i mezzi necessari per poter sopravvivere. Obiettivo uno "sviluppo umano integrato".</em></p> <p>Manila - Il progetto residenziale promosso dalla Chiesa filippina, a favore delle popolazioni vittime di calamità e dei sopravvissuti ai disastri naturali, il più recente dei quali è il tifone Yolanda, è "completato all'80%". In un'intervista a <em>Radio Veritas</em> p. Edu Gariguez, segretario esecutivo della Caritas filippina (il National Secretariat for social Action - Justice and Peace, Nassa), è ottimista e assicura che i lavori saranno ultimati entro la fine di marzo. I complessi abitativi sono sparsi fra le nove province ecclesiastiche colpite dal tifone che si è abbattuto l'8 novembre 2013 nel centro dell'arcipelago seminando morte e devastazione.</p>
<p><em>"Ci sono nomi che nessuno si preoccupa di ricordare, per cui nessuno fa il tifo... gli 805 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo oggi"</em></p> <p>Cinquanta tatuaggi non permanenti. Carmen, Mariko, Antoine, Sawsan, Chheuy, Lida, Siatta, Rahma, Yaae… Cinquanta nomi di persone che soffrono la fame e che Zlatan Ibrahimović si è fatto scrivere sulla pelle per poi mostrarli al mondo, in occasione della partita di sabato contro il Caen che il PSG ha pareggiato 2-2. Ibra ha segnato il gol del momentaneo 1-0 e poi ha esibito il suo fisico pieno di tatuaggi.</p>
<p><em>La libertà dalla violenza rimane fondamentale per il raggiungimento di un futuro sostenibile in cui ogni bambino possa crescere sano, forte, ben educato, culturalmente sensibile e protetto in maniera efficace.</em></p> <p>Ragazze e ragazzi africani continuano a essere sottoposti a livelli angoscianti di violenza fisica, sessuale ed emotiva, nonostante le significative misure giuridiche e politiche adottate in tutta la regione, secondo un nuovo rapporto sostenuto dalle Nazioni Unite.</p> <p>Lanciato l'11 febbraio presso la sede delle Nazioni Unite a New York, il <em>Rapporto Africano sulla Violenza sui Bambini</em> è il primo rapporto completo del suo genere nella regione e sviluppa l'impegno proposto dagli Stati membri dell'Unione Africana a promuovere una cosiddetta "Africa adatta ai Bambini."</p>
<p><em>Mentre il mondo guarda i tragici eventi che si svolgono in Ucraina, il Papa invoca la pace. La piccola comunità dei Focolari si attiva, insieme ad altri cristiani, per “protestare” con la preghiera.</em></p> <p><strong>«Fratelli e sorelle, quando io sento le parole ‘vittoria’ o ‘sconfitta’</strong> – ha detto papa Francesco nell’<a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2015/documents/papa-francesco_20150204_udienza-generale.html" target="_blank" rel="noopener">udienza generale del 4 febbraio</a> scorso – sento un grande dolore, una grande tristezza nel cuore. Non sono parole giuste; l’unica parola giusta è ‘pace’. Questa è l’unica parola giusta. Io penso a voi, fratelli e sorelle ucraini … Pensate, questa è una guerra fra cristiani! Voi tutti avete lo stesso battesimo! State lottando fra cristiani. Pensate a questo scandalo. E preghiamo tutti, perché la preghiera è la nostra protesta davanti a Dio in tempo di guerra».</p> <p><strong>Mentre la diplomazia mondiale si mobilita</strong>, i fatti sembrerebbero smentire ogni prospettiva di pace. Eppure c’è gente e istituzioni che s’adoperano con coraggio per salvaguardarla, anche a rischio della propria vita.</p>
<p><em>La 1ª giornata mondiale di preghiera e di riflessione ma anche di denuncia, celebrata l’8 febbraio è stata fortemente voluta da Papa Francesco e promossa dal variegato mondo delle congregazioni e istituti religiosi col patrocinio di due importanti dicasteri pontifici.</em></p> <p><strong>Sr Tina Ventimiglia, Francescana dei Poveri, e Resi e Alessandra,</strong> volontarie dell’<a href="http://associazionerandi.org/" target="_blank" rel="noopener">associazione Randi</a> che nell’impegno a vivere la spiritualità dell’unità, trovano forme impensate per l’incontro e l’accompagnamento. E il riscatto. Il ruolo della prevenzione: creare opportunità di sviluppo nel sud del mondo.</p> <p>L’8 febbraio, in concomitanza con la <strong>memoria liturgica di s. Giuseppina Bakhita</strong>, suora sudanese, che da bambina fece la drammatica esperienza della schiavitù, si è celebrata la <a href="https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/02/03/0088/00187.html" target="_blank" rel="noopener">prima giornata mondiale contro la tratta</a>.
<p><em>Molti abitanti dell'isola emigrano nei Paesi del Golfo, in Medio oriente, Malaysia e Singapore in cerca di lavoro e soldi facili. Chi è poco istruito o non ha qualifiche cade vittima del traffico, tra prostituzione e lavori forzati. La testimonianza di una suora del Buon Pastore che lavora con i migranti. "È un diritto dei cittadini trovare lavoro nel proprio Paese".</em></p> <p>"La tratta di persone è uno dei crimini più crudeli e disumani che si possano infliggere su un altro individuo. Le vittime non vivono solo un'esperienza dura, ma escono cambiate nel profondo. A quel punto, tutto il sistema sociale intorno a loro si sfalda, la famiglia in primis". A parlare ad <em>AsiaNews</em> è suor Sunila Thomas Rgs, delle suore di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore. L'istituto è uno di quelli che, in Sri Lanka, lavora con le vittime del traffico di esseri umani. "La nostra opera - sottolinea - è rivolta a persone di ogni etnia, religione e classe sociale. Per noi tutti sono esseri umani, figli e figlie di Dio".</p>
<p><em>Una dura guerriglia terrorizza da tempo alcune zone della Nigeria. Gli Stati di Adamawa, Borno e Yobe sono i più colpiti dagli attacchi e da oltre un anno vige lo stato di emergenza. Un viaggio ai confini del mondo per condividere le sofferenze dei rifugiati.</em></p> <p><strong>Secondo le Nazioni Unite,</strong> sono 700 mila le persone costrette a lasciare le loro case a causa delle violenze negli stati nigeriani del nord-est. Proprio nei giorni della strage a Parigi, anche la Nigeria è tornata alla cronaca, con un’escalation criminale nello Stato del Borno ad opera degli estremisti di Boko Haram. Si parla addirittura di bambine kamikaze fatte esplodere in due mercati del Paese. La popolazione è indifesa, mentre si avanzano letture politiche contrastanti e pochi smascherano i pesanti interessi economici legati allo sfruttamento del petrolio. C’è attesa per le elezioni presidenziali di febbraio.</p>
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